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L’impatto della pandemia sulla popolazione immigrata – Comunicato stampa 2.2.2021

Comunicato stampa

 

Indagine ISMU nelle province di Milano, Bergamo, Brescia e Cremona

L’IMPATTO DELLA PANDEMIA SULLA SALUTE DELLA POPOLAZIONE STRANIERA

Il 43% del campione dichiara di aver avuto problemi di ansia e stress, attacchi di panico e disturbi del sonno.
Il 24% ha dovuto combattere contro la depressione 

 

Milano, 2 febbraio 2021

Che impatto sta avendo l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione di COVID-19 sullo stato di salute della popolazione immigrata? Come è stata vissuta l’esperienza della prima ondata e quali sono le principali preoccupazioni dei cittadini di origine straniera? Per rispondere a queste domande Fondazione ISMU ha condotto un’indagine campionaria nelle quattro province lombarde di Milano, Bergamo, Brescia e Cremona (tra le più colpite dalla pandemia nei primi mesi del 2020) che ha coinvolto complessivamente 1.415 cittadini maggiorenni stranieri[1] o con origine straniera provenienti da Paesi a forte pressione migratoria. Dall’analisi delle risposte emerge che il diffondersi della pandemia sta avendo un impatto importante sulla salute della popolazione straniera: il 43% infatti dichiara di aver avuto problemi di ansia e stress, attacchi di panico e disturbi del sonno, mentre il 24% ha visto l’insorgere o l’acuirsi di una depressione. Il più forte motivo di apprensione espresso è il pensiero che i propri cari in Italia e all’estero siano ammalati o possano ammalarsi. Preoccupano molto anche l’incertezza del futuro, le sofferenze economiche unite alla perdita del lavoro, prima ancora dell’eventualità di ammalarsi personalmente. Di seguito nel dettaglio i principali risultati dell’indagine.

 

Emergenza COVID-19 e stato di salute dei cittadini stranieri

 

Poco meno di un terzo dei cittadini stranieri o con background straniero del campione ha dichiarato che la situazione emergenziale legata alla pandemia COVID-19 non ha avuto impatto sulle proprie condizioni generali di salute, mentre emerge significativo il dato relativo all’insorgenza o aumento di stati di ansia e stress, attacchi di panico e disturbi del sonno (43% del campione). Considerando inoltre che quasi un intervistato su quattro ha avuto insorgenza o aumento di depressione, si può affermare che l’impatto sullo stato di salute generale – soprattutto nel suo risvolto psicologico – abbia risentito in modo importante degli effetti del contesto derivante dalla pandemia.

Non irrilevante anche il fatto che il 9,4% del campione abbia dichiarato un aumento o insorgenza di conflitti nelle relazioni in famiglia. Infine, un dato particolare riguarda coloro (il 6%) che hanno indicato anche un impatto positivo generato dal lockdown: un rallentamento dei ritmi frenetici della vita quotidiana e riduzione dello stress conseguente.

Le donne sono più in difficoltà rispetto agli uomini. Le donne, più degli uomini, hanno risentito negativamente della situazione causata dalla pandemia da COVID-19. In particolare, solo il 27% delle donne ha dichiarato di non aver avuto nessun impatto né negativo né positivo dalla pandemia a fronte del 37% degli uomini. Più degli uomini, le donne hanno dovuto rinunciare a cure e visite mediche (9.3% vs 5,2%) e riportano l’insorgenza o l’aumento di depressione, aspetto che ha interessato inoltre il 46% delle donne e il 39% degli uomini.

I migranti del Nord Africa hanno indicato più conseguenze negative rispetto agli altri. Sono soprattutto i migranti asiatici a non aver risentito di alcun tipo di impatto sulle condizioni generali di salute: il 36%, contro una media generale del 31,5%, mentre il dato più basso si riscontra per i migranti del Nord Africa che hanno indicato più di altri conseguenze negative sulla propria salute. In particolare è sopra la media per loro il dato riferito a depressione (35%), cancellazione di visite mediche (13%) e problemi di conflitti in famiglia (11%). Tra gli est-europei è alta la percentuale di chi dichiara ansia, stress, disturbi del sonno (46%), ma anche la proporzione di coloro che hanno avuto un beneficio nella riduzione dei ritmi frenetici durante il lockdown (11% vs 6,3% generale).

 

Impatto dell’emergenza COVID-19 sulle condizioni generali di salute

 Tipo di condizione dichiarata % risposte positive
Insorgenza/aumento di ansia/stress, attacchi di panico, disturbi del sonno 42,6
Sì, insorgenza/aumento di depressione 23,9
Non ho potuto curarmi adeguatamente causa cancellazioni visite e interventi 7,3
Insorgenza/aumento di forti conflitti in famiglia/difficili relazioni 9,4
Altro 2,0
Non ho avuto nessun impatto né negativo né positivo 31,5
Impatto positivo (riduzione stress/rallentamento ritmi/più tempo per sé) 6,3
Non dichiara 0,9

Fonte: Fondazione ISMU 2020

 

Gli aspetti della pandemia COVID- 19 che preoccupano di più

 

Ai cittadini stranieri o con background straniero presi in esame nel campione preoccupa molto o abbastanza che i propri cari in Italia e all’estero siano ammalati o possano ammalarsi (83% di risposte positive, e per le donne tale percentuale sale all’87%), l’incertezza del futuro (79% di risposte positive con percentuali simili tra uomini e donne), le sofferenze economiche (78% senza differenze di genere) e la preoccupazione di ammalarsi personalmente (70%, per le donne sale al 75%). In particolare che il COVID possa colpire i familiari crea molta preoccupazione più d’ogni altra cosa, unico aspetto in cui la maggioranza assoluta dei migranti (54%) si esprime indicando il massimo livello di allerta. Al contrario l’aumento di episodi di violenza domestica non è percepito come una preoccupazione importante: ha risposto, infatti, negativamente il 77% del campione. Tuttavia su questo tema sono significative le differenti risposte in relazione al genere: ha risposto positivamente il 23% delle donne contro il 15% degli uomini. Considerando anche le risposte “abbastanza”, la paura di morire a causa del COVID è maggiore tra le donne (57% vs 47%), mentre per gli uomini è più significativa la preoccupazione di perdere il lavoro (64% vs 57%), ma in tal caso pesano anche le mancate risposte maggiori tra le donne (15% vs 7%), in virtù di un minore tasso di attività sul mercato del lavoro. In simili proporzioni infine uomini e donne temono di avere difficoltà a sostenere la famiglia nei beni primari di sostentamento.

 

Preoccupazione relativamente ai seguenti aspetti/conseguenze del COVID-19

Molto Abbastanza Poco Per nulla Non sa/n.d. Totale
Di essere ammalato/ammalarmi gravemente 38,0 32,3 23,2 5,6 0,8 100,0
Che i miei cari siano ammalati/si ammalino (sia in Italia che all’estero) 53,8 30,3 12,6 2,6 0,7 100,0
Di morire 27,5 24,6 30,6 15,6 1,7 100,0
Di soffrire gravi sofferenze economiche 44,5 33,8 16,3 3,9 1,5 100,0
Di avere difficoltà a dar da mangiare alla mia famiglia 36,7 24,1 22,5 12,8 3,9 100,0
Di perdere il lavoro 40,1 20,5 14,5 13,6 11,3 100,0
L’aumento di episodi di violenza domestica 10,5 8,4 23,1 54,3 3,7 100,0
L’incertezza del mio futuro 48,7 30,2 14,8 4,8 1,5 100,0

Fonte: Fondazione ISMU 2020

 

[1]    Le interviste sono state realizzate con metodo misto face to face e CATI.

 

L’indagine completa con i dettagli delle caratteristiche del campione è disponibile QUI >>

 

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Per informazioni

Francesca Serva, Ufficio stampa ISMU, Via Copernico, 1 – 20125 Milano, 335.5395695, ufficio.stampa@ismu.org, www.ismu.org

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