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16 Aprile 2020
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Vinciamo soltanto insieme. Più impegno per il contrasto delle povertà educative

COVID-19  2019-nCoV concept. Human hands holding various smart devices with coronavirus alerts on their screens. flat vector illustration

Molto è stato detto, in queste settimane, riguardo alla straordinaria, per certi versi inattesa, capacità della scuola italiana di adattarsi in maniera intelligente e creativa alle condizioni imposte dall’emergenza Covid, rispondendo al suo ruolo non meramente di trasmettitore di informazioni, ma di educazione tout court delle giovani generazioni. Si tratta di una capacità che merita di essere riconosciuta e valorizzata, nonché potenziata laddove sono emerse debolezze e criticità.

Al tempo stesso, la necessità di fare lezione da remoto ha reso ancor più evidente come le disuguaglianze nelle condizioni di vita si traducono in disuguaglianze di opportunità e nella possibilità di fruire di un’offerta formativa formalmente universalistica, ma nei fatti accessibile in condizioni di relativo vantaggio e svantaggio. L’esperienza di queste settimane ha reso palesi i fattori in cui si genera e riproduce la povertà educativa che, in buona misura, riflette la povertà tout court e dunque la sua distribuzione differenziale tra territori e gruppi sociali, che ci porta a individuare negli studenti d’origine straniera una delle popolazioni più a rischio.

Lo svantaggio educativo non è soltanto una imbarazzante smentita alla promessa di uguaglianza delle opportunità; essa è anche una ipoteca sulla sostenibilità del nostro modello di sviluppo – che esige di far crescere tanto la partecipazione ai processi produttivi, quanto la produttività del lavoro – e sulla qualità delle nostre democrazie. La stessa trasformazione del “corpo” della nazione italiana, che si sta realizzando attraverso l’ingresso nella comunità dei cittadini di persone immigrate o d’origine immigrata, esige il rafforzamento di una capacità di leggere e interpretare i mutamenti in atto e le grandi sfide che si stagliano all’orizzonte della società italiana. Per molte ragioni, la povertà educativa è semplicemente un fenomeno che non possiamo permetterci.

Ogni investimento a favore dei bambini e dei ragazzi – una merce sempre più preziosa nella nostra “vecchia” società europea, e nelle cui fila consistente è la componente con un background migratorio –, specie di coloro più esposti al rischio di svantaggio formativo, deve essere visto e contabilizzato come appunto un investimento, non un costo. Rafforzare l’offerta di formazione pre-scolare – incoraggiandone la frequenza soprattutto per i bambini degli strati sociali svantaggiati, al contrario di ciò che oggi avviene –, sostenere i percorsi scolastici degli alunni con maggiori difficoltà (quelli, in particolare, che non si possono permettere il ricorso a lezioni private), ampliare l’utilizzo degli ambienti scolastici al di fuori degli orari canonici (valorizzando in questo modo lo stesso personale scolastico che rischia di risultare eccedente in ragione della massiccia riduzione, nei prossimi anni, della popolazione scolastica), offrire una seconda chance a chi si è perso per strada, ripensare i processi di socializzazione al lavoro sono altrettanti punti qualificanti di una strategia che rimetta davvero al centro le persone. L’emergenza Covid ce lo ha dimostrato: vinciamo se siamo tutti insieme, tutti ugualmente consapevoli delle sfide in gioco.

di Laura Zanfrini, Responsabile Settore Economia e lavoro Fondazione ISMU