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Nel Rapporto dello scorso anno si erano proposte alcune priorità per quel che riguarda l’attività normativa dell’Italia in materia di immigrazione. Quanto all’ingresso, si era indicata l’esigenza di una revisione della disciplina dell’immigrazione per lavoro, a fronte della palese inadeguatezza di quella vigente e di flussi di richiedenti asilo in parte costituiti, come da più parti si sottolinea, da migranti economici irregolari. Quanto poi all’integrazione, era stata proposta la necessità di una revisione delle regole sull’accoglienza dei richiedenti asilo per sviluppare, al di là della dimensione assistenziale finora prevalente, quella appunto dell’integrazione, come avvenuto in Germania, a fronte della sfida difficilissima di inserire positivamente nella nostra società centinaia di migliaia di persone, per lo più giovani maschi, per svariate ragioni spesso in difficoltà nel rapportarsi positivamente col contesto italiano valorizzando i propri talenti. Sempre con riguardo all’integrazione era stata infine indicata come prioritaria una revisione delle regole sull’acquisto della cittadinanza, al di là delle polemiche sullo ius soli che hanno segnato la passata legislatura, per renderle più adeguate a fungere da strumento per l’integrazione valorizzando la scuola, percorsi formativi per gli adulti ecc.

Nel suo documento di base programmatico (ossia nel “Contratto per il governo del cambiamento”) il nuovo governo giallo-verde si è dato peraltro in materia priorità del tutto diverse. Al di là di quelle riguardanti la dimensione internazionale e quella europea – per le quali si rinvia ad altre parti di questo Rapporto – si possono individuare tra quelle riferibili all’attività normativa interna le seguenti: rendere “certe e veloci” le procedure per la verifica del diritto alla protezione internazionale; prevedere nuove fattispecie di reato cui riferire l’espulsione dei richiedenti asilo; “dare trasparenza alla gestione dei fondi pubblici destinati al sistema di accoglienza”; realizzare “una seria ed efficace politica dei rimpatri”, anche attraverso “l’individuazione di sedi di permanenza temporanea… con almeno una sede per ogni regione… e con una capienza sufficiente per tutti gli immigrati irregolari, presenti e rintracciati sul territorio nazionale”,