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L’opinione dei testimoni privilegiati sull’ultima regolarizzazione

Farm workers harvesting yellow bell peppers near Gilroy, California. Crews like this may include illegal immigrant workers as well as members of the United Farm Workers Union founded by Cesar Chavez.

Fondazione ISMU ha in precedenza analizzato l’iter che ha portato all’approvazione del c.d. “decreto Rilancio” rilevando come il dibattito parlamentare e mediatico non abbia favorito la chiarezza che sarebbe stata necessaria nella discussione pubblica di un tema così delicato. Il tema immigrazione, per sua natura, tende infatti a polarizzare il dibattito pubblico rendendolo spesso confuso, confondente e divisivo.

 

Varie analisi hanno poi portato alla luce gli aspetti giuridici (anche in relazione all’emergenza Covid-19), mentre i report ministeriali riportavano le cifre relative alle adesioni.

Subito dopo l’emanazione del decreto “Rilancio”, Fondazione ISMU ha svolto una serie di interviste a un campione di testimoni privilegiati (attori appartenenti alla società civile, alle associazioni di interesse e del terzo settore) con lo scopo di approfondire i contenuti e le implicazioni del decreto e comprendere se vi sia una posizione prevalente rispetto al decreto, se le posizioni riflettano interessi di categoria pre-esistenti o se non vi sia uniformità nemmeno all’interno delle diverse categorie di attori.

In questo articolo illustreremo quanto emerso da tale ricerca qualitativa.

Le domande (14 in tutto a risposta aperta) ruotavano attorno a 4 aspetti:

  • importanza e priorità della questione regolarizzazioni
  • opinioni sui diversi aspetti della regolarizzazione contenuta nel decreto Rilancio
  • utilità della regolarizzazione per i migranti e per il sistema-paese
  • conseguenze della regolarizzazione.

 

L’analisi delle interviste rileva quanto segue

 

1. Associazioni datoriali

Le associazioni degli agricoltori non considerano la regolarizzazione una priorità, preferendovi la creazione di corridoi verdi con la Romania oppure la pubblicazione del decreto sui flussi di ingresso per il 2020, o ancora una gestione semplificata del voucher e, non da ultimo, la proroga dei permessi di lavoro stagionale scaduti (quest’ultima attuata). Tuttavia, la ritengono utile sia ai migranti per ottenere maggiori tutele, anche sanitarie, sia al nostro paese, per quanto una regolarizzazione non sia di certo sufficiente a contribuire in maniera importante al rilancio dell’economia nazionale, non innescando dinamiche al ribasso o al rialzo sui salari pur incrementando le tutele per i lavoratori.

Ritenendo necessaria l’estensione ad altri settori produttivi, rilevano la carenza di alcuni aspetti tecnici e l’impreparazione della pubblica amministrazione che all’avvio delle procedure non aveva ancora chiarito tutti i passaggi. Tuttavia, non reputano la regolarizzazione contenuta nel decreto Rilancio una possibile soluzione al problema del caporalato, anzi, avvertono che, paradossalmente, potrebbe attirare l’interesse della criminalità più o meno organizzata che fa della regolarizzazione un mercato. Le associazioni degli agricoltori ritengono quindi necessari controlli serrati per evitare l’uso distorto delle misure previste nel decreto Rilancio, ma ritengono che i propri associati ne faranno un utilizzo ridotto in quanto la proroga dei permessi di soggiorno stagionali e la prospettiva di riapertura delle frontiere interne alla UE hanno allentato di parecchio la tensione sulla reperibilità della manodopera nelle campagne.

 

2. Sindacati

I sindacati ritengono necessario un intervento strutturale, più che un intervento emergenziale non risolutivo come quello contenuto nel decreto Rilancio che problematicamente esclude molti settori (es. commercio e ristorazione) incentivando un mercato dei falsi contratti (si prevede un picco di richieste nel lavoro domestico che fungerà da lavoro “di copertura” per regolarizzare un altro genere di attività). Secondo i rappresentanti sindacali intervistati, la regolarizzazione è stata finalizzata a soddisfare esigenze economiche del nostro paese più che dei migranti. Tuttavia, non servirà al rilancio del paese perché limitata a soli due settori.

Come le associazioni degli agricoltori, anche i sindacati rilevano una eccessiva farraginosità delle procedure, ma non ritengono i voucher uno strumento sostitutivo adatto in quanto, per loro natura, non permette l’ottenimento di un permesso di soggiorno.

Per quanto riguarda gli effetti, i sindacati ritengono che, oltre ai falsi contratti, vi sarà una tendenza a regolarizzare contratti a ore inferiori a quelle effettivamente lavorate, così come a lasciare parte della retribuzione in nero (ciò risulta infatti più conveniente anche per il lavoratore se non potrà godere dei benefici pensionistici in Italia).

 

3. Società civile

Le associazioni o gli esponenti della società civile intervistati ritengono la regolarizzazione prevista nel decreto Rilancio necessaria (perché sono passati dieci anni dall’ultima regolarizzazione; perché non esistono da tempo decreti flussi per una immigrazione regolare; perché a seguito dell’eliminazione della protezione umanitaria vi sarebbe stata una crescita ulteriore della condizione di irregolarità; ecc.), ma ancora insufficiente e discriminatoria in quanto limitata a soli due settori produttivi.

Anche costoro rilevano poca chiarezza nelle procedure e ritengono che la regolarizzazione non incentiverà nuovi arrivi, ma potrebbe portare nel lungo periodo a migliori condizioni salariali e maggiori tutele rendendo le persone straniere e quelle italiane alleate nelle rivendicazioni e nelle richieste verso i datori di lavoro. Inoltre, portando a condizione regolare molti lavoratori in nero, contribuirà a ridimensionare questa tipologia di lavoro che danneggia la competitività delle imprese che operano in chiaro. I voucher non sono invece ritenuti adatti a sanare il problema del lavoro nero né tanto meno dell’irregolarità. Nel complesso, la regolarizzazione sarà utile sia ai migranti, che usciranno dalla clandestinità, potranno cercare un lavoro e fruire di alcuni diritti, sia al nostro Paese, che vedrà, in prospettiva, aumentare il numero di “nuovi italiani” di età media inferiore, circostanza positiva sia per il valore complessivo della multiculturalità che per il contributo che queste persone potranno dare al nostro sviluppo economico e sociale.

Le associazioni e gli esponenti della società civile intervistati concordano sul fatto che si rischi un uso improprio della regolarizzazione dovuto ad un mercato illegale dei contratti che in alcuni casi può portare anche a ricatti nei confronti dei migranti (si presume tuttavia che i casi non saranno numerosi). Senza contare che i migranti si troveranno in caso di disoccupazione nuovamente in una situazione di irregolarità.

 

La Tabella 1 riassume le posizioni dei gruppi di attori intervistati e offre una prospettiva di lettura sinottica.

Si osservi che le categorie di attori intervistati concordano sulla necessità di estensione della regolarizzazione a più settori, sulla previsione che la regolarizzazione non incentiverà nuovi arrivi e sulla possibilità di un uso distorto.

Sugli altri aspetti, invece, hanno opinioni discordanti: a differenza delle altre categorie, le associazioni datoriali non ritengono che si tratti di una priorità, la società civile crede che avvierà dinamiche salariali al rialzo, i sindacati non credono che porterà a maggiori tutele per i lavoratori.

 

Tabella 1 – Attori chiave e loro posizione sulla regolarizzazione prevista dal decreto Rilancio

Attori
La regolarizzazione: Associazioni datoriali Sindacati Società civile
Rappresenta una priorità No

 

Avrebbe dovuto essere estesa ad altri settori

 

Sarà utile a Migranti e economia

 

Economia Migranti e società
Avvierà dinamiche salariali al rialzo o al ribasso

 

No No
Garantirà maggiori tutele ai lavoratori

 

No
Incentiverà nuovi arrivi di irregolari

 

No No No
Potrebbe venirne fatto un uso distorto

 

Problemi Troppi adempimenti, poca chiarezza,

richiedenti asilo

Troppi adempimenti, poca chiarezza,

richiedenti asilo

Troppi adempimenti, poca chiarezza,

richiedenti asilo

Fonte: Elaborazione dell’autrice

 

di Marta Regalia, ricercatrice settore Salute e welfare Fondazione ISMU

2.11.2020