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In calo il numero dei migranti che perdono la vita nel mar Mediterraneo. Ma il tasso di mortalità rimane elevato. Comunicato stampa 2.10.2020

Comunicato stampa

 

Milano, 2 ottobre 2020

 

3 ottobre, Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione

IN CALO IL NUMERO DI MIGRANTI CHE PERDONO LA VITA
NEL MAR MEDITERRANEO, MA IL TASSO DI MORTALITÀ RIMANE ELEVATO

 

In occasione del 3 ottobre[1], Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, ISMU fa presente che, nonostante si sia registrato un calo degli sbarchi di migranti sulle coste europee nel corso dell’ultimo triennio, si continua a morire in mare. In particolare la rotta migratoria più pericolosa è quella del Mediterraneo Centrale, che dall’Africa porta in Italia e a Malta. Con oltre 23mila migranti sbarcati dal 1° gennaio al 28 settembre di quest’anno inoltre l’Italia torna a essere il principale paese del Mediterraneo in cui approdano i migranti che tentano di raggiungere l’Europa, mentre sono 19mila gli arrivi in Spagna, 12mila in Grecia e 2mila a Malta. Se in numero assoluto complessivamente nel Mediterraneo negli ultimi anni sono diminuiti gli sbarchi e il numero di morti e dispersi, tuttavia il tasso di mortalità resta elevato.

Il numero di migranti morti e dispersi nel tentativo di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo ha raggiunto il picco nel 2016, anno in cui furono oltre 5mila; 3mila nel 2017 e oltre 2mila nel 2018 (dati IOM). Nel 2019 si sono rilevati 1885 morti e dispersi in mare, mentre  dal 1° gennaio di quest’anno se ne contano più di 650, di cui oltre il 70% ha perso la vita attraversando il mare dal Nord Africa verso Italia e Malta.

Se il bilancio annuale di vittime e dispersi è diminuito negli ultimi anni, tuttavia come evidenzia OIM in una recente pubblicazione[2] il “tasso di mortalità dei migranti” rimane elevato e i rischi che i migranti devono affrontare durante i loro viaggi sono aumentati. Il documento IOM analizza come il modo in cui viene definita la popolazione a rischio di morte nel Mediterraneo Centrale può fare una differenza significativa nel calcolo del tasso di mortalità. Ad esempio, se la popolazione a rischio viene definita come il numero totale di persone che sono arrivate in Italia e a Malta, nonché quelle intercettate in mare dalla Libia e dalla Tunisia e le vittime registrate in mare, il calcolo del tasso di mortalità mostra che nel 2019, per ogni 21 persone che hanno tentato la traversata del Mediterraneo centrale, una persona è morta (4,78%). Tuttavia, se per calcolare la popolazione a rischio invece si tiene conto solo del numero di persone che arrivano in Italia e a Malta e il numero dei morti registrati, allora il tasso di mortalità è stato di un morto ogni 13 persone che attraversano l’Europa attraverso il Mediterraneo centrale (7,82%).

 

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[1]  Il 3 ottobre è la data in cui ricorre il settimo anniversario della tragedia del 2013 quando al largo dell’isola di Lampedusa 368 migranti persero la vita in uno dei più tragici naufragi avvenuti nel Mediterraneo dall’inizio dei consistenti flussi migratori di questi recenti anni.

[2] Un recente documento IOM relativo al tasso di mortalità, CALCULATING “DEATH RATES” IN THE CONTEXT OF MIGRATION JOURNEYS: Focus on the Central Mediterranean analizza i dati ed evidenzia le difficoltà nel calcolo del tasso di mortalità.

 

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Per informazioni

Francesca Serva, Ufficio stampa ISMU, Via Copernico, 1 – 20125 Milano, 335.5395695, ufficio.stampa@ismu.org, www.ismu.org

 

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