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La guerra in Ucraina. Dati, approfondimenti, riflessioni

Profughi dall’Ucraina: permessi di soggiorno e nuove buone pratiche di accoglienza

Ciò a cui stiamo assistendo, nell’estate 2022 con la Guerra in Ucraina in corso, è uno sforzo notevole messo in campo dal Governo per creare un sistema di accoglienza capillare, efficacie ed efficiente. Numerose sono le nuove pratiche da rilevare: il permesso di protezione temporanea, le misure di accoglienza diffusa e/o privata, l’assistenza ai minori nelle scuole, il riconoscimento delle qualifiche, i contributi economici erogati direttamente ai beneficiari. È un meccanismo senz’altro ammirevole, seppur rallentato dalle fisiologiche difficoltà della burocrazia, ma che si propone di affrontare l’accoglienza e l’integrazione di più di 140mila persone.

Si delinea, in effetti, un sistema di protezione assai diverso da quello previsto per i richiedenti asilo. Accanto alle strutture del SAI, per i cittadini ucraini in fuga dal conflitto privi di mezzi, vediamo emergere altre possibilità: contributo a favore dell’interessato che provvede autonomamente alle proprie necessità; contributo a favore di una famiglia che ospita; contributo a favore di organismi del privato sociale operanti al di fuori del SAI.

Minori e madri in fuga dall’Ucraina

Da quando è iniziata la guerra in Ucraina si sono messi in marcia oltre quattro milioni di profughi e di questi oltre un milione e cinquecentomila sono minori. Un’enorme numero di piccoli e piccolissimi, la maggior parte in viaggio con madri o nonne o educatori degli istituti dove sono inseriti dopo la migrazione dei genitori, ma spesso anche affidati da genitori disperati ad amici e conoscenti che vanno verso la Romania e la Polonia.

Unicef Italia ha segnalato che il rischio che alle frontiere chi non è protetto da una rete familiare finisca in un circuito di tratta e di pedofilia è molto alto ed è per questo che, insieme a Unhcr e a Save the Children, ha creato un presidio al confine nei pressi di Trieste.

I percorsi di donne e minori che arrivano nel nostro Paese sembrano essere adeguatamente sicuri e per la gran parte dei minori che giungono senza parenti si riesce a ricostruire la rete familiare sul nostro territorio o in qualche paese dell’Unione Europea. Infatti, a differenza di quanto avviene per i minori che arrivano da altri Paesi in guerra, dalla Siria, dall’Afghanistan, e sono davvero soli, non avendo alcun familiare in Europa, per la crisi ucraina si tratta di minori perlopiù separati.

Ucraina, Europa, Italia: l’empatia del diritto

È ormai chiaro che il conflitto in Ucraina sia arrivato ai livelli di una vera e propria crisi umanitaria nel cuore dell’Europa. L’ultimo aggiornamento UNHCR ha segnalato che, dal 24 febbraio al 16 marzo, 3.063.095 rifugiati dall’Ucraina hanno attraversato i Paesi vicini in cerca di sicurezza.

A seguito della proposta della Commissione, il 4 marzo 2022 il Consiglio dell’Unione europea, con la Decisione 2022/382, ha deciso di attivare la Direttiva 2001/55/CE sulla protezione temporanea, osservando l’esistenza di un afflusso massiccio di sfollati che hanno lasciato l’Ucraina a seguito di conflitto e tentando di creare un canale sicuro e legale di arrivo e accoglienza dei profughi sul territorio dell’Unione. La Decisione 2022/382 è entrata in vigore il 4 marzo 2022. Come illustrato e approfondito nelle osservazioni ISMU dell’11 marzo “L’accoglienza dei profughi ucraini nell’Unione Europea”, un unicum del diritto comunitario: la misura di carattere eccezionale, silente dalla sua approvazione (quindi ben ventun anni fa) è stata per la prima volta attivata di fronte a una situazione geopolitica inedita sul territorio europeo.

Conflitto Russia-Ucraina: la diaspora ucraina in Italia e nel mondo, ecco i numeri

Secondo l’Istat al 1° gennaio 2020 sono 235.953 gli ucraini residenti in Italia (di cui 183.053 donne e bambine), mentre i russi sono 39.746 (di cui sempre preponderante la componente femminile, 32.193).

Tra il 2012 e il 2019 su quasi un milione di cittadini non comunitari che hanno acquisito la cittadinanza italiana per residenza, matrimonio o trasmissione/elezione, poco più di 17mila erano ucraini.

Sono online gli ultimi rapporti sulla comunità ucraina in Italia aggiornati al 2020 (del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, rapporto annuale  e executive summary).

Quindi poco più di 17mila ucraine e ucraini che hanno acquisito la cittadinanza italiana tra 2012 e 2019. “Più della metà (54,8%) delle acquisizioni di cittadinanza da parte di cittadini di origine ucraina sono legate alla naturalizzazione; segue, come motivazione l’acquisizione a seguito di matrimonio con un cittadino italiano (28,2%); la trasmissione dai genitori o l’elezione al 18° anno interessa invece il 17% dei casi. Ad aumentare nel 2019 sono state unicamente le acquisizioni per residenza sul territorio, a dimostrazione del radicamento della presenza ucraina nel Paese”. Per quanto riguarda a quanto possono risalire le primissime naturalizzazioni di ucraine in Italia non ci sono statistiche puntuali a riguardo e si confina nell’aneddotica. Ad ogni modo anche se il forte flusso ucraino in Italia è relativamente recente, era già presente una forte comunità ucraina fino almeno dagli anni Novanta ed è probabile che in quegli anni – cioè già poco dopo l’indipendenza – si siano verificate le prime naturalizzazioni.

Le donne ucraine in Italia

Il collettivo ucraino in Italia è il quinto gruppo proveniente dall’estero più numeroso (dietro solamente a rumeni, albanesi, marocchini e cinesi) e si caratterizza per un duplice record: è quello con la maggior incidenza di componente femminile (pari a quasi quattro quinti del totale) e simultaneamente quello con la minor incidenza di minorenni al proprio interno (meno di uno su dieci).

Dopo i forti flussi d’inizio secolo, il collettivo ucraino è anche peraltro ormai al secondo posto per incidenza di persone con permesso di soggiorno di lungo periodo sul totale dei soggiornanti regolari di tale nazionalità in Italia, dietro solamente tra i principali gruppi nazionali ai vicini moldovi con i quali condivide ancora il forte inserimento professionale nelle attività di assistenza domiciliare alle famiglie italiane; e anche in relazione a tale attività di assistenza domiciliare talvolta prestata con carattere di irregolarità contrattuale è elevata la quota di ucraine prive di permesso di soggiorno. Nel complesso si possono stimare in 220mila le donne ucraine presenti in Italia prima nell’avanzata russa in patria, di cui 50mila in Lombardia e poco meno in Campania al secondo posto tra le regioni.

Inoltre quasi il 30% delle ucraine in Italia ha più di 60 anni, una quota quasi tripla rispetto a quella media tra le donne di tutte le altre nazionalità, e il 45% più di 55 anni e la maggioranza assoluta comunque più di 50; mentre le minorenni rappresentano poco più del 5% del totale delle ucraine e le minori di 30 anni poco più del 10%. Il profilo ucraino in Italia, in definitiva, con due grandi poli d’attrazione soprattutto in Lombardia e Campania, è dunque quello di un’immigrazione ormai di lungo periodo, fortemente connotata al femminile e di donne in età molto più avanzata rispetto alla media degli altri migranti, inserite per lo più ancora in attività di assistenza domiciliare e talvolta senza permesso di soggiorno.

L’accoglienza dei profughi ucraini nell’Unione europea

Tra le gravi conseguenze dell’offensiva militare avviata dalla Russia in Ucraina il 24 febbraio, vi è anche l’esodo senza precedenti di persone in fuga, il più veloce dalla seconda guerra mondiale, come ha rilevato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati.

In meno di due settimane (tra il 24 febbraio e l’8 marzo), più di due milioni di persone sono scappate dalla guerra e sono giunte nell’Unione europea, attraversando i confini dei Paesi limitrofi, che hanno consentito il passaggio delle loro frontiere limitando al minimo i controlli. Il 2 marzo la Commissione aveva, infatti, ricordato agli Stati membri le disposizioni del Codice frontiere Schengen (art. 9), che consentono di snellire le verifiche alle frontiere esterne, in seguito a circostanze eccezionali e impreviste (allorché eventi imprevedibili provocano un’intensità di traffico tale da rendere eccessivi i tempi di attesa ai valichi di frontiera e sono state sfruttate tutte le risorse in termini di organizzazione, di mezzi e di personale). Una volta varcato il confine i profughi hanno ricevuto un’enorme solidarietà da parte delle popolazioni locali e di volontari, che hanno fornito supporto per alloggio, trasporto, cibo, donazioni finanziarie e donazioni materiali.

Rassegna stampa

La Stampa, 27.3.2022
Intervista a Livia Elisa Ortensi

Ucraina, la mappa dei profughi in Italia: “La casa sarà il primo problema” .

L’88% è arrivato in Lombardia, Lazio, Emilia e Campania. «Persone in fuga senza un progetto, vivono dalle nonne-badanti».

Il Fatto Quotidiano, 28.3.2022
Intervista a Mariagrazia Santagati

I bimbi ucraini nelle scuole italiane sono oltre 5mila: fondi per mediatori e psicologi. “Per gli altri alunni stranieri, invece, restano carenze”.

Per i nuovi arrivati il ministero si è dato subito da fare mettendo a disposizione oltre un milione di euro. Ma lo sforzo non è neanche paragonabile a quello fatto per gli altri minori stranieri che studiano nelle scuole italiane: in genere gli alunni stranieri faticano anche a essere iscritti.

Monitoraggio ISMU

Iniziative ISMU

Prospetto n. 1. Aggiornamento sulla situazione dell’Ucraina 24.02.22–20.03.22

Webinar presentazione del volume “Nel cuore di Odessa”

Webinar “Guerra in Ucraina: testimonianze dai confini d’Europa”

Russia e Ucraina: stato dell’arte e implicazioni dal punto di vista del fenomeno migratorio