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Gli effetti del lockdown sui flussi migratori nel primo semestre 2020. Alcune considerazioni sui dati ISTAT

Con uno sforzo inedito e lodevole ISTAT ha rilasciato, oltre ai consueti dati sui cittadini non comunitari nell’anno 2019, delle anticipazioni rispetto al primo semestre 2020.

Come ci attendevamo, la riduzione della mobilità ha avuto un impatto diretto sui flussi migratori legali rispetto allo stesso periodo del 2019 che ha raggiunto il picco in aprile (-93,4%) e maggio (-86,7%).

La flessione si innesta, tuttavia, in uno scenario pre-pandemico in cui una significativa riduzione dei flussi – nell’ordine del -20% – era già in atto nei mesi di gennaio e febbraio, e nell’anno precedente (-26,8% sul 2018). Lo scenario pandemico andrà così a rafforzare verosimilmente la diminuzione dei flussi legali verso l’Italia, in mancanza delle premesse per “rimbalzo” nel numero degli ingressi nella seconda metà dell’anno.

Questi dati confermano la momentanea limitata attrattività del nostro paese che era già emersa dal circoscritto ricorso alla sanatoria 2020 da parte della popolazione straniera obiettivo del provvedimento, la cui quantificazione stimata supera il numero di fruitori, come già sottolineato da Fondazione ISMU questa estate. Istat precisa come il calo relativo nel numero di ingressi sia stato maggiore in regioni anche non direttamente colpite dalla pandemia come l’Umbria (-71,6%) e la Calabria (-68,2), seguite dall’Emilia Romagna (-68,0%) suggerendo un collegamento con la riduzione delle possibilità occupazionali nel settore del turismo.

L’analisi in termini assoluti invece individua la Lombardia quale regione con la contrazione più accentuata rispetto ai primi sei mesi dell’anno precedente (-14.655 nuovi permessi). Per indagare meglio l’impatto della pandemia sulla popolazione straniera presente nelle regioni lombarde più colpite durante la primavera Fondazione ISMU ha promosso un’indagine campionaria ad hoc i cui risultati saranno diffusi nei prossimi mesi.