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21 giugno: Giornata mondiale del rifugiato

Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato

In Italia le più recenti statistiche nazionali mostrano una ulteriore diminuzione del numero dei rifugiati nel 2020: sono 1.953 i migranti che hanno ottenuto lo status di rifugiato nei primi cinque mesi del 2020 (pari all’11% del totale), a cui si aggiungono altri 1.653 che hanno ricevuto la protezione sussidiaria. Complessivamente solo il 20% degli esiti dei primi mesi del 2020 ha avuto dunque una risposta positiva, mentre restano largamente maggioritari i dinieghi, pari all’80%- percentuale sempre in aumento negli ultimi anni. I richiedenti asilo alla data del 15 maggio scorso sono stati 9.454, il 44% in meno rispetto agli oltre 16mila richiedenti dello stesso periodo del 2019. Dunque, sul fronte delle richieste di asilo la diminuzione potrebbe proseguire nel corso dei prossimi mesi anche alla luce delle restrizioni e delle problematiche legate alla pandemia COVD-19.

 

20.6.2020

Il  20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato e UNHCR pubblica i dati relativi all’anno 2019. VEDI QUI

Se già nel 2018  l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati registrava il più alto numero di persone in fuga da guerre, persecuzioni e conflitti nel mondo  — oltre 70 milioni, il doppio di quella di 20 anni prima — ci si aspetta che i dati del 2019 possano almeno confermare tale cifra, se non aumentarla ulteriormente (si pensi soprattutto alla crisi Venezuelana che nel 2019 ha sconvolto il paese del continente Americano).

Sono tre i gruppi di persone che rientrano nelle statistiche UNHCR:  il primo è quello dei rifugiati, ovvero persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti, guerre o persecuzioni.  Il secondo gruppo è composto dai richiedenti asilo, persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine e che ricevono protezione internazionale, in attesa dell’esito della domanda di asilo.  Infine, il gruppo più numeroso, è quello che include gli sfollati in aree interne al proprio Paese di origine. Nel 2018 le proporzioni di questi tre gruppi a livello globale erano rispettivamente del 37%, 5% e 58% oltre.

Il Global Trends 2019 descrive dunque la situazione mondiale dei rifugiati antecedente gli  sconvolgimenti della pandemia COVI-19 in corso dai primi mesi di quest’anno. Ma è già evidente quanto l’emergenza sanitaria stia mettendo in grave difficoltà rifugiati, richiedenti asilo e sfollati, tra cui spesso vi sono persone in condizioni di vulnerabilità e marginalità.

L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati infatti indica, nel recente Global COVID-19 Emenrgency Response 09 June 2020  come siano aumentate le vulnerabilità esistenti soprattutto per gli sfollati forzati e gli apolidi: l’aumento dei prezzi del cibo di base e delle materie prime ha peggiorato la condizione di molti rifugiati e sfollati interni che faticano a procurarsi beni e a pagare l’affitto. A causa della recessione economica globale e dell’impatto socioeconomico della pandemia, le tensioni sociali stanno aumentando in tutte le regioni. Anche prima della pandemia, i rifugiati, gli sfollati interni e altri gruppi particolarmente vulnerabili erano esposti a un rischio maggiore di stigmatizzazione e discriminazione. Oggi, più che mai, è importante sostenere e promuovere i diritti dei rifugiati nel mondo, in particolare garantire l’accesso all’assistenza sanitaria in diversi paesi.

 

17.6.2020