E se in nome della sicurezza si rinunciasse a proteggere proprio chi è meno sicuro?
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Diario di bordo: primi avvenimenti a una settimana dall’entrata in vigore del Decreto Rilancio

Farm workers harvesting yellow bell peppers near Gilroy, California. Crews like this may include illegal immigrant workers as well as members of the United Farm Workers Union founded by Cesar Chavez.

Milano, 9 giugno 2020

 

A una settimana dal 1° giugno, da quando cioè è diventata operativa la possibilità di richiedere la regolarizzazione (secondo l’articolo 103 del Dl 34/2020, infatti, i datori di lavoro o i lavoratori interessati all’emersione possono fare domanda dal 1° giugno al 15 luglio 2020), l’utilizzo di tale misura per ora stenta a decollare. Nei primi giorni le richieste ammontano a circa 9.500 in tutta Italia, anche se occorrerà attendere comunque fino al 15 giugno per avere i primi dati ufficiali dal Viminale.

Il Governo stimava la possibile emersione di circa 220.000 lavoratori a cui andrebbero ad aggiungersi le richieste dirette dei cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto. Secondo Coldiretti, per quanto riguarda il settore primario, probabilmente non ci saranno risultati eclatanti, mentre potrebbe essere numericamente più rilevante il risultato nel settore dell’assistenza alla persona e alle famiglie.

Tuttavia le stime a riguardo rimangono imprecise e aleatorie in quanto esiste una platea di possibili beneficiari italiani non in regola che potrebbero far emergere situazioni lavorative da sanare che però nulla hanno a che vedere con l’immigrazione clandestina e per i quali la regolarizzazione riguarda soltanto il lavoro nero. A questo proposito, si veda il Rapporto per il Presidente del Consiglio, elaborato dal Comitato di Esperti in materia economica e sociale, dove un macro-obiettivo è proprio volto a ridurre significativamente l’economia sommersa per riequilibrare il carico fiscale e garantire concorrenza equa.

Se, da un lato, gli effetti della regolarizzazione potrebbero rivelarsi inferiori alle aspettative, dal lato dell’immigrazione clandestina non sembrano fermarsi né gli sbarchi né tanto meno le polemiche.

Sul fronte dei rapporti internazionali continua inoltre lo scontro tra Italia e Malta. L’inchiesta condotta da Avvenire in Italia e dal Guardian in UK ha portato alla ribalta quelli che sembrano essere non tanto singoli episodi, bensì una prassi consolidata da parte della guardia costiera de La Valletta. Rifiuto di prestare soccorso, respingimento dei migranti verso le coste italiane o libiche paiono una costante che l’episodio del barcone con a bordo 178 migranti respinto verso la Sicilia a Pasqua ha solo portato alla luce.

A seguito di questi eventi, la Ministra Luciana Lamorgese è intervenuta opportunamente, portando la questione ad un livello mai raggiunto prima. Infatti ha contattato il Ministro dell’Interno maltese, ma, soprattutto, ha chiamato in causa Bruxelles riguardo a quelle che secondo l’Italia sono vere e proprie violazioni del diritto internazionale. Per il Ministro degli Interni è assurdo che Malta non rispetti gli accordi internazionali e ha deciso di segnalare la questione anche alla Commissione europea. La risposta di Bruxelles è stata però tiepida e generica.

Nel frattempo la Procura di Ragusa indaga sui fatti avvenuti il 12 e 13 aprile scorsi, ma anche su una serie di altri sbarchi avvenuti in precedenza che potrebbero avere una matrice simile che vede i maltesi attivamente rifornire i gommoni di un motore e dare istruzioni ai migranti di dirigersi verso l’Italia.

 

di Nicola Pasini e Marta Regalia, Settore Salute e welfare, Fondazione ISMU