Area Società Cooperativa ONLUS
12 Maggio 2022
Progetto “Cou(l)ture Migrante”
12 Maggio 2022

L’ente promotore

COOPERATIVA LOTTA CONTRO L’EMARGINAZIONE ONLUS, con sede a Sesto San Giovanni (MI)

Enti partner

Molteplici, in particolare – con riferimento all’inclusione socio-lavorativa degli immigrati – soggetti del territorio di riferimento dati da altre realtà non-profit impegnate nell’integrazione sociale delle persone migranti e aziende che collaborano nelle attività di inserimento in tirocinio e di job training.

Gli ambiti di intervento

  • Tirocini e accompagnamento al lavoro
  • Orientamento alla ricerca attiva del lavoro
  • Rafforzamento delle competenze, alfabetizzazione ed educazione civica come strumenti per l’inserimento lavorativo
  • Formazione e sviluppo professionale

 

Il target

Le pratiche di inclusione socio-lavorativa della cooperativa riguardano migranti, tra cui richiedenti asilo e rifugiati, il cui status giuridico consenta l’ingresso nel mercato del lavoro.

L’obiettivo

Le attività di Cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione (COLCE) nell’area dell’inclusione socio-occupazionale dei migranti sono finalizzate – in generale e modulandosi in base alla situazione e alle esigenze specifiche delle persone – a favorire l’autonomia individuale, a consentire l’orientamento al lavoro e a realizzare percorsi di accompagnamento formativo, al tirocinio e all’eventuale inserimento lavorativo.

Le attività

COLCE è una cooperativa sociale di tipo A e B, composta di lavoratori e volontari, che dal 1980 progetta e gestisce interventi sociali innovativi e servizi di accoglienza e cura indirizzati a persone con disabilità e disagio mentale, adolescenti e giovani, adulti in difficoltà, persone in condizioni di tossicodipendenza e alcoldipendenza, stranieri e vittime della tratta, donne vittime di maltrattamento. La cooperativa opera con progetti di comunità e di rete, spazi di ascolto, interventi nelle scuole, team di operatori di strada ed è attiva nel territorio – oltre che con la sede centrale di Sesto San Giovanni – attraverso i propri centri di Como, Sondrio e Varese. In più di tre decenni di attività, essa ha sviluppato partnership consolidate con numerosi enti pubblici locali e aziende sanitarie e ospedaliere, realizzando e tuttora continuando a implementare iniziative con finanziamento o co-finanziamento a livello nazionale ed europeo. Le istanze della mission alla base delle sue molteplici attività sono volte a: promuovere il benessere sociale, partendo dall’individuazione e dall’ascolto dei bisogni delle persone e delle comunità di riferimento per rispondervi con competenza e consapevolezza in un’ottica territoriale; favorire la partecipazione e il protagonismo di persone e gruppi, in particolare i soggetti socialmente vulnerabili, prevenendone l’emarginazione; contrastare l’esclusione di soggetti che già ne siano vittime, offrendo servizi mirati al loro benessere fisico, psicologico e sociale; contribuire non solo alla costruzione di politiche di comunità orientate all’inclusione sociale, ma anche alla sensibilizzazione collettiva a una cultura più accogliente mediante il “dare voce a chi non ne ha”, progetti innovativi anche attraverso azioni di ricerca sociale e la continua circolazione di teorie e pratiche. Parte integrante di questa filosofia è l’impegno a lavorare per una funzionale integrazione pubblico/privato, in opposizione quindi a una logica di pura privatizzazione dei servizi (in particolare, quelli socio-sanitari), per corrispondere al meglio ai bisogni e alle domande che crescentemente sorgono da una società in continua trasformazione.

Le iniziative di COLCE a favore dell’integrazione socio-lavorativa dei migranti si realizzano principalmente nell’ambito della partecipazione a progetti in partnership, in particolare dedicati al contrasto della tratta di esseri umani o di grave sfruttamento lavorativo. Ne sono recenti e significativi esempi il progetto FAMI 2014-2020 “Di.Agr.A.M.M.I. Nord”, volto a realizzare in varie regioni del Nord-Italia interventi di integrazione socio-occupazionale per la prevenzione e il contrasto dello sfruttamento sul lavoro e del caporalato in agricoltura, e il progetto “Derive e Approdi”, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri  (bando 3/2018, rinnovato per il biennio 2019-2020) e mirato alla costruzione di percorsi individualizzati di protezione e reinserimento sociale per vittime della tratta.

Nel caso delle iniziative anti-tratta, molteplici sono gli interventi condotti da COLCE

  • attività per lo sviluppo di capacità di autonomia mediante percorsi di integrazione incentrati innanzitutto sull’alfabetizzazione e sul miglioramento della conoscenza dell’italiano, in primis della lingua parlata;
  • inserimento in progetti di volontariato e corsi di formazione per stimolare nei beneficiari la comprensione iniziale dei settori che più si ritengono interessanti o plausibili per l’inserimento lavorativo;
  • accompagnamento educativo, all’utilizzo dei servizi sanitari, alle procedure per l’ottenimento dei documenti e a un accesso competente agli uffici pubblici;
  • percorsi di orientamento ed eventuale inserimento lavorativi, che prevedono attività di vaglio delle professioni, relative al bilancio delle competenze e di accompagnamento al tirocinio.

Come sottolinea Davide Fossati, formatore e tutor per il lavoro nell’Area “Migranti” di COLCE, questo insieme di azioni si basa sull’assunto “pedagogico” secondo cui «la piena disponibilità dell’autonomia presuppone che vi sia prima un percorso di avvicinamento e di formazione che comprenda anche il permesso di sbagliare e di capire dai propri errori quali siano le direzioni più promettenti».

Dal canto loro, le iniziative nell’ambito della lotta allo sfruttamento lavorativo prevedono un costante affiancamento delle persone migranti tramite cui vengono loro fornite conoscenze, informazioni e consulenza per un proprio ricollocamento professionale o, comunque, per facilitare la costruzione di un percorso di miglioramento delle proprie condizioni lavorative. Inoltre, i percorsi individualizzati di affiancamento includono processi di orientamento e sostegno concreto nell’utilizzo dei servizi pubblici e nell’adempimento delle procedure amministrative implicate dal cambiamento della propria situazione occupazionale.

Particolarmente cruciale – in questo insieme di azioni – risulta l’attività di orientamento, che, attraverso colloqui perlomeno periodici, comprende la raccolta delle storie personali per quanto riguarda le esperienze (specie formative e professionali) nel paese d’origine, quelle sviluppate durante il percorso migratorio e quelle acquisite sul territorio italiano. Ciò consente di tracciare un profilo delle abilità personali, anche e soprattutto riguardanti le competenze trasversali, un delicato lavoro preparatorio sul quale normalmente si innestano i successivi interventi: a) progettazione e implementazione di percorsi – se necessario – di miglioramento linguistico e, in seguito o direttamente, di corsi di formazione professionalizzante di tipo generale (p.es., sul tema della sicurezza) o più calibrati; b) verifica delle opportunità di inserimento lavorativo disponibili nel territorio; c) progettazione e avvio di percorsi di tirocinio, intesi primariamente come job training o “allenamento al lavoro”; d) eventualmente, facilitazione di inserimenti occupazionali più strutturali. D’altro canto, per le caratteristiche sia della missione di COLCE che del profilo degli utenti da essa prevalentemente accompagnati (p.es., in uscita dal circuito della tratta), il ruolo dell’azione – in senso lato – di orientamento tende spesso a contrassegnare trasversalmente le pratiche di inclusione della cooperativa. Ciò, ad esempio, traspare chiaramente dal modo in cui si concepiscono e si attuano le esperienze di tirocinio; come, ancora, evidenzia Davide Fossati: «In diversi casi, il tirocinio è effettivamente propedeutico a inserimenti più stabili. Ma nella maggioranza delle situazioni per noi ha il valore di job training, nel senso più generale di consentire alle persone di comprendere come funziona da noi il mondo del lavoro… Qui non ci presentiamo come soggetti di inserimenti lavorativi veri e propri, che per molti di loro può essere un traguardo abbastanza distante, ma come attivatori di “semplici” tirocini e questo richiede prima di tutto di far capire cosa sia un tirocinio, che è un concetto – venire pagati, e non pagare, per imparare un mestiere ! – sovente distante dalle loro culture».

Un altro fattore centrale nelle azioni della cooperativa per l’integrazione socio-lavorativa delle persone migranti è dato dalla possibilità e capacità di fare ricorso alla risorsa delle partnership, solitamente nell’ambito di progetti come quelli citati in precedenza.

Sotto tale profilo, da un lato, è rilevante la collaborazione con altre realtà di Terzo Settore del territorio, in particolare per attivare percorsi di volontariato nella prima fase dell’accompagnamento finalizzati a favorire la comprensione delle dinamiche relazionali in contesti di attività comune, potenziare le capacità di interazione linguistica, incoraggiare l’autonomia di movimento nel territorio, occupare il tempo quotidiano con attività pratiche; attività che svolgono anche la funzione di preparare le persone alle logiche del lavoro – stili di relazione, ritmi di impegno, “climi” della vita locale – con cui successivamente si confronteranno nella fase di inserimento.

Dall’altro lato, riveste un ruolo altrettanto importante la collaborazione con aziende del territorio, specialmente per quanto concerne le esperienze di job training tramite tirocini. Infatti, nel tempo COLCE ha consolidato contatti con imprese operanti soprattutto nei settori alberghiero, della ristorazione e delle pulizie, nonché con agenzie private di collocamento lavorativo. Su questo fronte, la metodologia tendenzialmente adottata è di tipo aperto, volta cioè ad attuare gli inserimenti come “esperimenti mirati”, basati sul distintivo percorso di accompagnamento delle persone coinvolte nei progetti. Data la sua prevalente natura di allenamento al lavoro, il programma di tirocinio può subire interruzioni (per chiare difficoltà di tenuta) o comportare processi di ricollocazione. Inoltre, si tratta di esperienze esplicitamente concepite anche per verificare il reale interesse degli utenti verso le mansioni e aree professionali prescelte, che non di rado vengono da essi inizialmente indicate a partire da un’idea o un desiderio generali piuttosto che sulla scorta di una reale conoscenza “dall’interno”. La stessa costruzione di partnership col mondo aziendale viene a sua volta sovente perseguita secondo un principio di costante apertura alle opportunità che possono emergere nelle specifiche situazioni. È il caso della partecipazione di COLCE al menzionato progetto FAMI per il contrasto al caporalato in agricoltura, nell’ambito del quale si è ultimamente avuto modo di avviare nuove collaborazioni con aziende agricole situate nelle aree milanese, monzese e brianzola. Al contempo, come anticipato, la cooperativa può contare su una rete relativamente stabile di partner d’impresa, con la quale – al netto delle difficoltà di particolari periodi (come quelle determinate dalla recente crisi pandemica) – si interagisce sulla base di rapporti di reciproca fiducia, favoriti in particolare da una certa comprensione e da un meccanismo di “consapevole condivisione”, da parte di queste aziende, rispetto alle finalità dell’azione di COLCE; ad esempio, ciò si concretizza attraverso la disponibilità a ospitare tirocini con obiettivi non solo formativi ma più ampiamente esperienziali a beneficio di utenti – nuovamente con le parole di Davide Fossati –  «ancora poco strutturati e sguarniti di strumenti, come può essere il caso di una fetta della nostra popolazione femminile, specie nigeriana, che arriva da noi dopo aver subito traumi e dopo percorsi instabili per eccellenza».

Le fonti di finanziamento

Risorse interne; risorse pubbliche per i programmi finanziati.

I risultati ottenuti in termini quantitativi

Nel corso dell’ultimo biennio, si è contribuito al collocamento di circa 20 persone straniere in contesti lavorativo-professionali.

I risultati ottenuti in termini qualitativi

In base all’osservatorio di Davide Fossati, aldilà dei risultati numerici sul piano degli effettivi inserimenti (eventualmente anche prolungati oltre il tirocinio), occorre guardare con soddisfazione alle situazioni – non predominanti ma nemmeno rare – in cui il feedback proveniente dalle aziende partner esprime un chiaro apprezzamento per le nuove risorse umane accolte attraverso la collaborazione con COLCE. Si tratta di circostanze da cui emerge una “solidità nel ruolo” degli stranieri inseriti valutata in modo estremamente positivo, che spesso appare manifestarsi in quella che possiamo definire una notevole capacità di resilienza sul lavoro collegata anche al percorso migratorio: «Abbiamo casi di persone che magari sono state per anni in Italia per poi fare ritorno per un periodo nel paese d’origine e successivamente rientrare da noi, persone che, insomma, portano con sé delle formazioni già piuttosto consolidate e anche una certa esperienza nella gestione delle relazioni. E  abbiamo percorsi in cui le persone portano grande capacità di adattamento, che non è adattamento nel semplice senso di “fare qualsiasi cosa”, ma proprio una capacità di imparare velocemente e apprendere nuovi ritmi psicologici, per esempio per gestire lo stress comportato dalla mansione di assistente-cuoca… Spesso vediamo giovani che hanno fatto mille lavori e percorso tremila km a piedi affrontando intemperie di ogni genere e facendo vita di strada, dotati di strumenti personali inimmaginabili per i loro coetanei italiani».

Inoltre, è significativo notare come in alcune circostanze l’inserimento lavorativo delle persone migranti possa verificarsi direttamente nella componente di “cooperativa di tipo B” di COLCE, soprattutto in presenza – di nuovo – di propensioni specialmente sviluppate attraverso il percorso migratorio (p.es., nelle posizioni di mediatore culturale o di coordinatore di portineria nei centri di accoglienza gestiti dalla cooperativa, laddove le capacità relazionali acquisite di natura cross-culture risultano cruciali).

I punti di forza

Un fattore generale alla base delle buone pratiche di COLCE nell’integrazione socio-lavorativa dei migranti appare senz’altro il repertorio di esperienza, competenze e risorse (in particolare di network) messe a punto nel tempo nella complessiva area dell’inclusione sociale di soggetti in condizioni di fragilità. In tale cornice, è maturato un approccio – in senso lato – pedagogico-educativo al lavoro con gli utenti, che viene adottato nelle stesse attività di supporto agli immigrati anche cercando di favorire lo sviluppo di consapevolezza e di condivisione di questa impostazione nelle imprese partner (un risultato, secondo Davide Fossati, che «quando raggiunto, è forse più prezioso del fatto che le aziende, in un dato periodo, abbiano inglobato tot risorse umane»). Tutto ciò si rivela particolarmente premiante nell’ambito di iniziative, come “Derive e Approdi”, in cui sia possibile instaurare processi di durata tutto sommato prolungata basati sul rapporto tra azioni di orientamento continuo e percorsi di tirocinio.

Le criticità

I fattori di difficoltà affrontati da COLCE nel proprio impegno per l’inclusione socio-occupazionale dei migranti sono di varia natura.

In primo luogo, se da un lato l’azione per progetti in partnership presenta indubbi vantaggi, dall’altro propone in generale i noti problemi riferiti alla loro durata, specie quando non superiore a un’annualità. A parte altre questioni (quali l’interruzione della copertura finanziaria), un aspetto sfidante consiste nello sforzo di far comprendere – in tempi relativamente stretti – alle aziende contattate per i tirocini le specifiche caratteristiche di competenza e comportamento di una certa parte dell’utenza proposta come forza lavoro; e, se è vero che non così raramente questo step necessario può produrre risultati, esso richiede un’intensa comunicazione con le imprese attraverso cui, come sottolinea Davide Fossati, «occorre incessantemente costruire e ribadire».

Una seconda criticità consiste nel fatto che, in alcune iniziative progettuali, più saltuario e frammentato risulta il rapporto con le persone migranti, specie a causa di loro frequenti spostamenti e della loro autonoma ricerca di opportunità nel territorio. In queste circostanze, la pressante (e comprensibile) esigenza di reperimento di un’occupazione da parte degli utenti facilmente si ripercuote sui percorsi in costruzione, rendendo di fatto il ruolo della cooperativa quello di “un’agenzia” da contattare al bisogno.

Un altro impegnativo punto di attenzione nell’azione di COLCE è dato dalla costante necessità di coniugare e bilanciare – spesso nel contesto del medesimo progetto – pratiche capaci di sostenere sia soggetti con una preparazione o predisposizione già relativamente “strutturate” all’inserimento e comunque con un approccio propositivo e attivo, quindi di più agevole formazione e collocazione, sia soggetti caratterizzati da un atteggiamento più passivo e “fatalistico”, determinato in particolare dalle vicissitudini dell’esperienza migratoria, per i quali occorre attuare un accompagnamento (anche educativo) più elaborato.

Infine, nell’ultimo biennio l’azione della cooperativa è stata inevitabilmente in parte influenzata dai vincoli di contesto causati dalla pandemia di COVID-19. Questa condizione ha determinato una contingente diminuzione del numero sia – a monte – delle persone avviate a percorsi di inclusione, sia – a valle – degli inserimenti effettuati, tenendo conto, nel secondo caso, di come l’emergenza sanitaria abbia considerevolmente impattato sulla normale attività dei settori (come la ristorazione) di maggiore riferimento per le operazioni di collocamento della cooperativa.

Le prospettive future

A partire dal lavoro e dai risultati già realizzati nell’integrazione socio-lavorativa degli immigrati, COLCE intende rafforzare ulteriormente il proprio obiettivo di proporsi come soggetto capace – insieme ad altre realtà di Terzo Settore – di contribuire agli orientamenti dei decisori pubblici in questo campo, attraverso specifiche (e spesso poco visibili, se non sottovalutate) competenze e capacità di gestione delle azioni attuate per beneficiari migranti. Ciò, nella convinzione che le buone pratiche in tale area possano, in ultima analisi, alimentare cambiamenti negli indirizzi delle stesse politiche della migrazione.

Aggiornato al 29.03.2022

Scheda a cura di Fondazione ISMU

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davide.fossati@cooplotta.org