Progetto “Randstad Without Borders”
17 dicembre 2018
Progetto “Centro Fleming”
18 dicembre 2018

L’ente promotore

COOPERATIVA SOCIALE LAI-MOMO ente gestore di Cas e progetti SPRAR

e COOPERATIVA SOCIALE ABANTU, specializzata in servizi per il lavoro.

Gli enti partner

ASP Città di Bologna – Azienda Pubblica di Servizi alla Persona, che coordina lo SPRAR nella Città Metropolitana di Bologna

Quando

L’attività ha preso forma nel periodo dell’Emergenza Nord Africa e si è avviata in modo più strutturato a partire dal 2014.

Dove

Città Metropolitana di Bologna

Gli ambiti di intervento

  • Orientamento alla ricerca attiva del lavoro
  • Tirocini e accompagnamento al lavoro

Il target

Richiedenti asilo e beneficiari di protezione ospitati nei Cas e negli SPRAR

L’obiettivo

Favorire un corretto incontro tra richiedenti asilo o beneficiari di protezione e mercato del lavoro, promuovendo da un lato, tra i migranti, la conoscenza del mondo del lavoro in Italia e la padronanza degli strumenti necessari per ottenere un impiego, e dall’altro, tra le aziende, l’informazione sulle specificità e le potenzialità delle risorse umane con background migratorio.

Le attività

Orientamento di base al mondo del lavoro in Italia: quest’attività viene proposta a tutti i beneficiari, possibilmente nei primi mesi di permanenza nel sistema d’accoglienza. L’orientamento viene erogato a gruppi linguisticamente omogenei di circa 10 o 15 persone. L’attività è condotta da un orientatore supportato da un mediatore linguistico-culturale e si sviluppa in due incontri di circa tre ore ciascuno. I temi affrontati sono: la situazione del mercato del lavoro in Italia, il significato e l’importanza del contratto di lavoro (in contrapposizione al lavoro nero), i servizi per il lavoro, gli strumenti per la ricerca attiva del lavoro (CV, lettera di presentazione) e l’importanza dell’apprendimento della lingua italiana per la ricerca di un impiego. A supporto dell’orientamento viene utilizzato un video animato, prodotto in dieci lingue e disponibile anche su YOUTUBE, che rappresenta visivamente, in modo semplice e concreto, i contenuti del corso.

Percorsi individualizzati di accompagnamento al lavoro: quest’attività viene proposta ai beneficiari che abbiano almeno un livello di italiano A2. Si tratta di percorsi di circa 6 incontri di un’ora e mezzo ciascuno (la durata precisa è calibrata in base alle esigenze di ogni beneficiario), in cui si mira a formare ed attivare il migrante e a dotarlo degli strumenti necessari per la ricerca di un impiego. Attraverso i colloqui vengono realizzati: un bilancio di competenze, per promuovere la consapevolezza circa le potenzialità a disposizione e la relativa spendibilità nel mercato del lavoro, la strutturazione partecipata del CV, l’attivazione verso il rafforzamento delle competenze nella lingua italiana, la preparazione al colloquio di lavoro, l’accompagnamento attraverso i servizi per il lavoro disponibili sul territorio. Il percorso si configura come un processo ad obiettivi. In occasione di ogni incontro viene verificato il perseguimento dell’obiettivo concordato e vengono elaborate strategie per affrontare le eventuali difficoltà.

Mappatura dell’offerta formativa: mensilmente vengono mappati i corsi di formazione disponibili sul territorio, sia professionalizzanti, sia relativi alle competenze trasversali (sicurezza sul lavoro, diritti e doveri dei lavoratori, informatica, ecc), soprattutto gratuiti, ma anche a pagamento. Ai migranti coinvolti nei percorsi individualizzati di accompagnamento al lavoro vengono proposti i corsi di formazione ritenuti più adeguati in base alle esigenze emerse. Talvolta è possibile anche finanziare la partecipazione di alcuni beneficiari a corsi a pagamento.

Sensibilizzazione rivolta alle aziende: attraverso una iniziale mappatura delle aziende presenti sul territorio, la presa di contatto e la visita a ciascuna di esse, vengono presentati il lavoro svolto con i migranti e le relative finalità. È inoltre portata avanti un’attività di sensibilizzazione sulle specificità e le potenzialità dei lavoratori richiedenti asilo o beneficiari di protezione. Con le aziende interessate, viene quindi promossa la co-progettazione di percorsi di avvicinamento al lavoro basati sull’attivazione di tirocini formativi.

Attivazione di tirocini formativi: grazie alla collaborazione avviata con le aziende, sono attivati tirocini trimestrali che vengono proposti ai beneficiari dei percorsi individualizzati di accompagnamento al lavoro. I tirocini sono solitamente finanziati dagli enti promotori, che si occupano anche del tutoraggio organizzativo e didattico. Talvolta le aziende sono disponibili a finanziare parte del tirocinio.

Le fonti di finanziamento

Fondi dedicati ai progetti SPRAR o alla gestione dei Cas, fondi erogati dalla Chiesa Valdese o da altri enti che di volta in volta, su diverse progettualità, entrano in partnership con Lai-momo e Abantu.

I risultati ottenuti in termini quantitativi

Relativamente alle accoglienze Cas della cooperativa sociale Lai-momo, dove la maggior parte dei beneficiari sono richiedenti asilo e solo una minima parte titolari di protezione, su 380 ospiti in accoglienza

  • Ogni ospite partecipa ad un percorso di orientamento di base e di gruppo con ausilio di mediazione
  • I percorsi individuali vengono attivati al raggiungimento di un livello di italiano sufficiente.

Nell’arco di circa 12 mesi, 223 ospiti sono stati inseriti in corsi di formazione, sia ad accesso gratuito che a pagamento.

  • 69 ospiti hanno usufruito di percorsi di tirocinio formativo.

I risultati ottenuti in termini qualitativi

I richiedenti asilo ed i beneficiari di protezione sono fortemente motivati nella ricerca di un lavoro, ma tendenzialmente non possiedono le informazioni e gli strumenti necessari ed utilizzano modalità di ricerca informali, spesso inefficaci e che rischiano di spingerli verso l’economia sommersa o condizioni di abuso o sfruttamento. I percorsi di gruppo ed individualizzati descritti orientano ed attivano i migranti verso modalità corrette ed efficaci di ricerca di un impiego regolare.

Quando l’azienda riscontra buone potenzialità nei tirocinanti, questi percorsi formativi vengono prolungati oltre i tre mesi, come consentito dalla normativa regionale, che equipara i richiedenti asilo ed i beneficiari di protezione ad altre categorie deboli. Il tirocinio diventa così un’esperienza di lavoro, maturata sul territorio italiano, che aumenta il potenziale di occupabilità del beneficiario. Talvolta è possibile anche che, a seguito del tirocinio, l’azienda ospitante proceda ad un’assunzione.

Il lavoro condotto a contatto con le aziende permette di agire in favore di una trasformazione della percezione dei datori di lavoro rispetto alla manodopera migrante, verso una migliore informazione sulla normativa che la riguarda ed una presa di consapevolezza delle sue potenzialità. Quest’attività è utile anche agli enti promotori per registrare le esigenze produttive del territorio e le relative evoluzioni.

I punti di forza

Le attività portate avanti devono almeno in parte la propria efficacia al contesto territoriale in cui si svolgono, tendenzialmente ben organizzato, accogliente ed aperto.

Il lavoro individualizzato consente la progettazione di interventi ritagliati sulle esigenze di ciascun beneficiario. Tali interventi si rivelano particolarmente efficaci.

Le criticità

I corsi di formazione disponibili gratuitamente sul territorio spesso non sono tarati sulle esigenze dei richiedenti asilo e dei beneficiari di protezione. I corsi progettati ad hoc sono rari e quelli programmati in senso universalistico spesso non sanno far fronte alle esigenze di carattere linguistico e culturale di questo specifico target.

Alcuni beneficiari sono particolarmente fragili perché portatori di vulnerabilità fisiche o psichiche. Tendenzialmente, i servizi territoriali per il supporto a questo tipo di fragilità non sono ancora culturalmente pronti ad affrontare i bisogni specifici di richiedenti asilo e beneficiari di protezione.

È difficile avere un feedback preciso rispetto all’impatto degli interventi attivati, poiché non esistono strumenti per monitorare i percorsi lavorativi dei migranti usciti dal sistema d’accoglienza e, come spesso avviene, dal territorio di Bologna.

Il lavoro con le aziende richiede un impegno a lungo termine, poiché è ancora diffusa nel mercato del lavoro la tendenza a considerare la manodopera migrante come serbatoio di forza lavoro a basso costo, piuttosto che come bacino di competenze e potenzialità da mettere a frutto per la competitività delle imprese.

Le prospettive future

Si intende far rete con i centri di formazione presenti sul territorio, in modo da sensibilizzarli sui numeri ed i bisogni specifici dei richiedenti asilo e dei beneficiari di protezione, al fine di ottenere un’offerta formativa più adeguata a questo target.

Un ulteriore sviluppo su cui si sta ragionando riguarda i servizi disponibili sul territorio a supporto della disabilità e delle problematiche di carattere psichiatrico. È intenzione degli enti promotori lavorare a stretto contatto con queste realtà, per costruire nel tempo percorsi di empowerment ed avvicinamento al lavoro che siano in grado di rispondere alle esigenze specifiche dei migranti portatori di disabilità.

Sul territorio di Bologna, nell’ambito dello SPRAR ed entro i limiti imposti dai finanziamenti disponibili, si mira a rendere omogenei i servizi di accompagnamento al lavoro e a programmarli sula base dell’esperienza descritta. In particolare si intende puntare sui percorsi individualizzati di accompagnamento al lavoro.

Aggiornato al 30.10.2018.