Progetto “Labour-Int”
12 dicembre 2018
Progetto “QUID”
12 dicembre 2018
Vedi tutti

Progetto “Madri e figli rifugiati: Passare dall’accoglienza all’inclusione”

L’ente promotore

COMUNITÀ DI SANT’EGIDIO

Gli enti partner

Prefettura di Roma, diversi CAS, Centro Permanente per il Rimpatrio di Ponte Galeria (presso cui la Comunità di Sant’Egidio è presente con una scuola di italiano e   assistenza alle donne vittime di tratta).

Quando

Luglio 2017 – dicembre 2018

Dove

Il nucleo del progetto ha sede in Lazio. Tuttavia alcune beneficiarie risiedono in altre regioni e sono seguite dai gruppi della Comunità di Sant’Egidio attivi in loco.

Gli ambiti di intervento

  • Tirocini e accompagnamento al lavoro
  • Rafforzamento delle competenze, alfabetizzazione ed educazione civica come strumenti per l’inserimento lavorativo
  • Istruzione, Formazione e sviluppo professionale

Il target

Donne migranti vulnerabili (es. vittime di tratta, donne traumatizzate o in gravidanza a causa degli abusi subiti in Libia, neomaggiorenni sole in uscita dalle case famiglia, madri sole con figli a carico). Il progetto si rivolge prevalentemente a donne alloggiate nei CAS.

L’obiettivo

Promuovere, attraverso percorsi di integrazione ed accompagnamento al lavoro, l’empowerment di donne migranti vulnerabili ed il loro affrancamento da eventuali situazioni di sfruttamento.

Le attività

Il progetto intercetta prevalentemente donne migranti che frequentano la scuola di italiano portata avanti a Roma dalla Comunità di Sant’Egidio. Esso promuove:

  • un corso di alfabetizzazione alla lingua italiana di livello base, rivolto soprattutto a donne analfabete o con un basso grado di scolarizzazione. Il corso, organizzato in piccoli gruppi di discenti, prevede anche un modulo sul linguaggio tecnico-professionale legato al settore dei servizi alla persona (collaboratore domestico, care giver, babysitter)
  • un corso professionalizzante di economia domestica, di 60 ore, erogato in italiano ed inglese e con la possibilità di una mediazione linguistica in francese, arabo e cinese, finalizzato a trasmettere competenze di base nel campo della collaborazione domestica a donne migranti con bassa scolarizzazione e scarsa conoscenza della lingua italiana
  • al corso segue un tirocinio non retribuito, di 40 ore, organizzato in piccoli gruppi, che prevede l’affiancamento da parte di un tutor volontario membro della Comunità di Sant’Egidio. Il tirocinio si svolge presso abitazioni di anziani autosufficienti o presso comunità alloggio per anziani gestite dalla Comunità di Sant’Egidio
  • per le beneficiarie più scolarizzate e più competenti nella lingua italiana, è stato attivato un ulteriore corso di formazione professionale effettuato dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con l’Ospedale Santo Spirito di Roma
  • per le beneficiarie provviste dei requisiti burocratici e delle competenze necessarie, sono stati attivati tirocini individuali retribuiti tramite Garanzia Giovani o tramite il finanziamento di MSD Italia S.r.l, in diversi settori professionali (sartoria, ristorazione, ecc)
  • alle madri con figli a carico impegnate nei corsi e nei tirocini è offerto un servizio di sostegno alla genitorialità, nell’ambito di spazi dove sono organizzate attività educative per bambini di diversa età. Le donne che trovano lavoro vengono inoltre supportate nella conciliazione tra attività professionale e cura dei figli, ad esempio attraverso un accompagnamento nella ricerca di asili nido o strutture analoghe
  • alle beneficiarie viene inoltre proposto di svolgere attività di volontariato. Ad esempio diverse donne ex vittime di tratta, dopo essersi affrancate, diventano attiviste impegnate per l’emersione di altre vittime

Presso la Comunità di Sant’Egidio è inoltre attivo un centro di ascolto dove le (ed i) migranti sono supportate nella stesura del CV e nella ricerca di lavoro.

Le fonti di finanziamento

Azienda farmaceutica MSD Italia S.r.l – Inventing for Life

I risultati ottenuti in termini quantitativi

Nel progetto rientrano 200 donne, per l’80% di nazionalità nigeriana ed in proporzione minore camerunese, ivoriana, ghanese, cinese, tunisina e marocchina.

La grande maggioranza delle beneficiarie di origine nigeriana, cinese e marocchina è vittima di tratta, di schiavitù domestica o di grave sfruttamento lavorativo. Circa il 70% di queste donne, grazie all’inserimento in percorsi di autonomia, integrazione ed empowerment, è riuscito ad affrancarsi da questa condizione.

Delle 60 migranti che nel 2017 hanno svolto il tirocinio non retribuito nel campo della collaborazione familiare, 13 sono state assunte come collaboratrici domestiche da famiglie o aziende presso cui si è svolta l’attività formativa o da famiglie appartenenti alla loro rete di conoscenze.

I tirocini retribuiti tramite Garanzia Giovani e finanziamento MSD Italia S.r.l sono stati, tra 2017 e 2018, circa una quindicina.

Le migranti iscritte al corso per care giver effettuato dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con l’Ospedale Santo Spirito sono attualmente quattro.

I risultati ottenuti in termini qualitativi

Grazie a questo progetto si sta strutturando un nuovo modello di emersione dalla tratta, complementare a quello dell’accoglienza nelle case protette. Attualmente il sistema della Rete Anti-Tratta, giustamente basato su un regime di alta protezione, non basta a risolvere il problema, perché i posti disponibili nelle case di protezione sono limitati e molte ragazze vengono alloggiate nei CAS e negli SPRAR, dove i trafficanti riescono facilmente ad esercitare il proprio controllo. A monte, è indispensabile lavorare sulla creazione di condizioni adeguate affinché le vittime capiscano l’importanza e possano concepire l’idea di affrancarsi dallo sfruttamento. A tale scopo sono essenziali il loro empowerment e la loro integrazione socioeconomica. Per far scattare il desiderio di affrontare un percorso alternativo, è altresì essenziale l’incontro con altri migranti che siano riusciti a raggiungere un buon livello di inclusione nella società italiana. La strada verso la denuncia degli sfruttatori e l’effettiva uscita dalla tratta è spesso lunga e tortuosa, ma agire sulla presa di consapevolezza e sulla costruzione di percorsi di autonomia da parte delle vittime è essenziale perché esse raggiungano durature condizioni di affrancamento e libertà.

Il progetto offre inoltre a molte donne vulnerabili, che incontrano particolari barriere nel percorso di inclusione socio-lavorativa, importanti forme di supporto, soprattutto nella fase di uscita dal sistema di accoglienza. Ciò ha anche un importante valore preventivo, poiché riduce il rischio che queste persone possano diventare, a causa della situazione di emarginazione, vittime di condizioni di abuso e sfruttamento.

I percorsi in cui le beneficiarie vengono coinvolte portano ad un alto grado di responsabilizzazione ed attivazione. Molte migranti che grazie al progetto hanno ottenuto un buon livello di equilibrio e integrazione intraprendono attività di volontariato, facendo dei propri trascorsi di fragilità un punto di partenza per innescare processi sociali positivi nella comunità di residenza.

I punti di forza

Il progetto si fonda su un approccio fortemente centrato sulla relazione. I percorsi di empowerment ed integrazione di molte donne migranti trovano fondamento e linfa nelle reti sociali e nei legami amicali che vengono attivati nell’ambito delle azioni progettuali.

Uno dei principali fattori di successo dei percorsi di empowerment è l’attivismo, all’interno del progetto, di ex beneficiarie, che, raggiunto un buon livello di stabilità e integrazione, offrono sostegno a migranti in difficoltà, proponendosi allo stesso tempo come esempio di resilienza e possibilità di riuscita.

Le criticità

Una fragilità del progetto risiede nella formula di finanziamento, che, essendo limitata nel tempo, non permette una programmazione ed un’azione a lungo termine.

Inoltre una debolezza delle attività realizzate è legata alle caratteristiche del mercato del lavoro italiano ed alla posizione che esso riserva alle donne migranti. Non tutte le beneficiarie desiderano trovare occupazione nel settore domestico, che tuttavia è uno dei pochi ad offrire opportunità di impiego a questa categoria di lavoratrici. Allo stesso tempo, lo scarso livello di istruzione della maggior parte delle beneficiarie rende difficile attivare percorsi che consentano l’accesso ad altre opportunità professionali.

Le prospettive future

I promotori del progetto stanno lavorando per accedere a nuovi finanziamenti volti a sostenere esperienze di co-housing che coinvolgano donne migranti in uscita dal sistema d’accoglienza.

Aggiornata al 30.10.2018