Global Compact for migration
12 dicembre 2018
Progetto “Randstad Without Borders”
17 dicembre 2018

L’ente promotore

OXFAM ITALIA

Gli enti partner

Istituzioni locali dei territori coinvolti, organizzazioni del terzo settore, organizzazioni sindacali, agenzie per il lavoro, associazioni di categoria.

Quando

Nel 2011 è stata realizzata una prima sperimentazione. Nel 2014-2015 sono stati messi a punto servizi strutturati tuttora attivi.

Dove

Diversi comuni nelle regioni Toscana e Sicilia

Gli ambiti di intervento

  • Orientamento alla ricerca attiva del lavoro
  • Tirocini e accompagnamento al lavoro
  • Rafforzamento delle competenze, alfabetizzazione ed educazione civica come strumenti per l’inserimento lavorativo
  • Formazione e sviluppo professionale

Il target

Richiedenti asilo, beneficiari di protezione e minori stranieri non accompagnati.

L’obiettivo

Attuare, anche nelle strutture esterne allo SPRAR, un modello di accoglienza che, fin dalle prime fasi, favorisca l’inclusione sociale ed economica dei migranti.

Le attività

A partire dal 2014 sono stati avviati diversi CAS gestiti secondo un modello di accoglienza diffusa, rispondente ai parametri di qualità attualmente previsti dallo SPRAR. I richiedenti asilo sono accolti in appartamenti gestiti in semi-autonomia e situati in piccoli centri abitati. Agli ospiti accolti sono proposte sia attività di alfabetizzazione linguistica erogati da insegnanti qualificati, sia percorsi di facilitazione nell’accesso e nella fruizione dei servizi disponibili sul territorio.

Allo scopo di promuovere un forte coinvolgimento delle comunità locali, attribuendo alle istituzioni comunali un ruolo di regia nelle proposte avviate sui territori, sono stati promossi protocolli di intesa sottoscritti sia dagli enti locali, in qualità di capofila, sia da tutte le realtà associative disponibili ad offrire risorse e servizi in un’ottica di integrazione.

Su questa base, agli ospiti dei CAS vengono proposti percorsi di attivazione nel volontariato, all’interno delle associazioni del territorio. Questi percorsi sono finalizzati alla creazione di reti sociali e allo sviluppo di competenze, spendibili eventualmente anche nel mercato del lavoro.

Sono stati inoltre stipulati accordi con diverse agenzie per il lavoro ed organizzazioni sindacali, per lo sviluppo di percorsi di orientamento al mondo del lavoro e alla legalità, volti alla costruzione di un progetto personalizzato di ricerca attiva del lavoro.

A partire dal 2018 è stata avviata un’attività di collaborazione con le aziende del territorio, per l’attivazione di tirocini extracurricolari con borsa lavoro, nell’ambito del programma regionale Giovanisì. A monte, è stato necessario un lavoro di advocacy per ottenere un adeguamento della normativa regionale alle esigenze specifiche del target in questione. Fino al 2017 era infatti previsto, come requisito essenziale per accedere al tirocinio extracurricolare con borsa lavoro, l’assolvimento dell’obbligo scolastico. Ciò implicava l’esclusione di molti richiedenti asilo, beneficiari di protezione e minori stranieri non accompagnati. Dal 2018 la modifica della normativa regionale ha consentito il superamento di tale vincolo ed il diffuso utilizzo del tirocinio con borsa lavoro per l’avvicinamento dei migranti al mercato occupazionale. Il coinvolgimento delle aziende avviene grazie a collaborazioni sia con associazioni di categoria, come ad esempio Conf. Servizi Cispel, sia con gli enti locali, che sostengono l’organizzazione di incontri per la presentazione degli obiettivi e delle potenzialità dell’attività di tirocinio con richiedenti asilo e beneficiari di protezione,

Le fonti di finanziamento:

Le attività sono finanziate dai fondi pubblici dedicati all’accoglienza. Le borse lavoro sono erogate ai tirocinanti tramite il programma regionale Giovanisì.

Le fonti di finanziamento

Fondi pubblici per l’accoglienza

I risultati ottenuti in termini quantitativi

I CAS e gli SPRAR gestiti da Oxfam Italia possono ospitare circa 300 persone. Grazie ai processi di autonomizzazione ed inclusione sociale avviati fin dai primi mesi dall’arrivo in Italia, la durata media di permanenza nelle strutture d’accoglienza è di 12-15 mesi. Infatti molti migranti, grazie all’ottenimento di un impiego, escono spontaneamente dai centri.

I risultati ottenuti in termini qualitativi

Grazie all’attività portata avanti sul territorio, numerosi enti locali si sono fortemente mobilitati per un’accoglienza programmata secondo una logica di lungo termine e di cooperazione a livello territoriale. Per iniziativa di questi enti comunali, a partire dal 2017, molti centri CAS gestiti da Oxfam Italia sono stati convertiti in SPRAR.

Offrire ai migranti, grazie ad un precoce avvio all’autonomia ed al radicamento sul territorio, una effettiva chance di reddito in tempi relativamente brevi, previene il rischio di una loro caduta in situazioni di sfruttamento lavorativo.

I punti di forza

Al fulcro del modello di accoglienza promosso da Oxfam Italia vi sono i concetti sia di centralità e protagonismo della persona, essenziali per l’innescamento di processi di autonomizzazione, sia di continuità e radicamento territoriale. La chiave del successo dei percorsi di integrazione attivati, infatti, sta proprio nel loro sviluppo in stretta sinergia con una specifica realtà territoriale. Per questo motivo, nei limiti del possibile, sono state generalmente contrastate quelle strategie di gestione del sistema che, al radicamento territoriale dei migranti, antepongono esigenze di razionalizzazione dei posti disponibili.

Le criticità

Una categoria di beneficiari la cui inclusione sociale e lavorativa risulta particolarmente complessa è quella delle ragazze vittime di tratta o delle donne sole con figli.

Un ulteriore gruppo che presenta esigenze specifiche a cui non è sempre semplice far fronte è quella dei neomaggiorenni. Tendenzialmente si tratta di migranti giunti in Italia come minori stranieri non accompagnati, che hanno da poco raggiunto la maggiore età. Per questo target la modalità alloggiativa in piccoli centri, che privilegia l’autonomizzazione dei beneficiari e la loro messa in relazione con il territorio, si rivela spesso inadeguata. Generalmente questi soggetti hanno bisogno di una relazione costante e solida con operatori che possano rappresentare per loro punti di riferimento stabili. Sembrano inoltre trovarsi più a proprio agio in un contesto che privilegi la dimensione comunitaria a quella dell’autonomia individuale. Per questo, nella realtà dell’accoglienza gestita da Oxfam Italia, si tende ad ospitare i migranti neomaggiorenni in centri di medie dimensioni, presso cui gli operatori siano presenti per una buona porzione della giornata. Queste strutture, poco numerose, andrebbero tuttavia potenziate.

Un aspetto di criticità dell’accoglienza diffusa, che si fonda su un approccio non securitario, è la difficoltà nel porre freno all’eventuale coinvolgimento degli ospiti in attività illegali. Si tratta di un fattore di rischio da tenere nella debita considerazione, sebbene l’adozione del modello dell’accoglienza diffusa implichi una serie di vantaggi che controbilanciano ampiamente questo aspetto negativo.

Un’ulteriore questione critica si collega al fatto che, nei contesti territoriali coinvolti, le disposizioni dettate a livello locale dalle autorità competenti prevedono la fuoriuscita dai CAS dei richiedenti asilo che vengano impiegati con un reddito mensile superiore all’importo dell’assegno sociale, che nel 2018 si aggira intorno ai 450 euro. Ciò rischia, se non di disincentivare la ricerca di impiego da parte di alcuni soggetti, di sospingerli verso l’economia sommersa o, quanto meno, verso il lavoro grigio.

Le prospettive future

Sono in corso diverse sperimentazioni per promuovere progetti pensati ad hoc per il target femminile, in particolare per le donne sole con figli o le ragazze vittime di tratta. Con il target dei migranti neomaggiorenni si intende inoltre promuovere la modalità dell’accoglienza in famiglia.

Aggiornato al 5.12.2018.