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L’isola di Ariel – Piemonte

1) Nome e ragione sociale dell’impresa: L’ISOLA DI ARIEL Soc. Coop. Soc. a.r.l.

2) Ubicazione dell’impresa: Via Aquila 21, Torino

3) Settore di attività: servizi alla persona

4) Tipologia di servizi e/o prodotti: assistenza a pazienti psichiatrici, gestione gruppi appartamento psichiatrici, Centro di Accoglienza Richiedenti Protezione Internazionale

5) Numero totale di collaboratori:  150

6) Numero totale di collaboratori immigrati: 75

7) Numero totale di tirocinanti immigrati:

8) Numero di eventuali collaboratori rifugiati e/o richiedenti asilo:

9) Numero di eventuali tirocinanti rifugiati e/o richiedenti asilo:

10) Applicazione di dispositivi/iniziative istituzionali a favore dell’integrazione lavorativa e dello sviluppo professionale dei migranti: LIsola di Ariel (LIdA), nata nel 2006,  promuove percorsi di accompagnamento e facilitazione all’inserimento socio-lavorativo dei richiedenti asilo. Nel giugno 2018 ha firmato un accordo con il prefetto di Torino per coinvolgere i richiedenti protezione in attività lavorative di supporto a sostegno dello staff amministrativo: è il primo caso italiano. Dopo bando di gara indetto il 29 dicembre 2017 secondo direttive impartite dal ministero dell’interno, è stata attivata una convenzione per la messa a disposizione di posti straordinari per la prima accoglienza dei cittadini stranieri temporaneamente presenti sul territorio. Un  gruppo di 7-8 richiedenti asilo in attesa di decisione della Commissione sono stati selezionati dalla Cooperativa per essere inseriti come lavoratori “volontari” negli uffici della procura di Torino in supporto al personale amministrativo per superare la carenza d’organico.

11) Inquadramento delle pratiche di inclusione e valorizzazione lavorative dei migranti in modelli di business e/o strategie competitive socialmente responsabili: LIdA aderisce alla vetrina CSR Piemonte delle aziende piemontesi  socialmente responsabili.

SI. LIdA ha un’equipe multiprofessionale e multietnica. La logica d’intervento con gli immigrati è quella del “fare con” invece del “fare per”, che implica il superamento dell’approccio assistenzialistico  per restituire alla persona un ruolo attivo. Operano per scelta sui casi di svantaggio più difficili.

12) Sviluppo di iniziative in cooperazione con altri soggetti, e/o partecipazione a reti strutturate di collaborazione, per l’integrazione lavorativa e lo sviluppo professionale dei migranti: La mappa degli stakeholder con cui LIdA opera è molto estesa. In generale ha stretti legami con la PPAA locale, con le strutture di accoglienza religiose (es. Caritas e Sermig) e laiche sul territorio (Medecins Sans Frontières), con agenzie formative e per il lavoro.

La collaborazione creata con gli altri enti si basa sul passaggio di consegne e responsabilità a soggetti più specializzati (es. le agenzie formative locali inseriscono gli immigrati in percorsi formativi tecnici, di Haccp, lingua, sicurezza sul lavoro; i SAL attivano i tirocini, etc.). Inoltre LIdA è fortemente radicata nel quartiere grazie alla costruzione di forti relazioni con i suoi abitanti (“kebabbari”, commercianti, “gattare”, scuola, etc.) che al bisogno si attivano spontaneamente nel dare supporto (come accaduto nei momenti di sovraffollamento del CAS).

È stata oggetto di visite o incontri di studio da parte di organizzazioni internazionali (UE, ONU) o governi stranieri (Finlandia) soprattutto sulle prassi di recupero e inserimento delle donne vittime di tratta in cui sono considerati un modello di successo.

13) Azioni/iniziative fondamentali di diversity management a favore dei migranti: LIdA, non solo ha una strategia di apertura verso le diversità riguardanti il genere, l’età, l’etnia, la disabilità, l’orientamento sessuale, ma vive a continuo contatto con la diversità. Eroga servizi a tutte le categorie di persone svantaggiate: madri single, padri separati, homeless, omosessuali immigrati, donne vittime di tratta, minori non accompagnati, homeless.

La diversità è considerata un valore e il processo è attuato in maniera discreta per dare dignità alla persona: il focus dell’attenzione è posto unicamente sulle capacità individuali; ciò che interessa è che la persona svolga un lavoro normale sulla base di diritti-doveri e che attraverso il lavoro recuperi la propria dignità. LIdA opera sul territorio, quasi in modo invisibile con uno stile di understatement perché affinché la valorizzazione sia un processo reale deve passare attraverso l’essere inosservato.

In LIdA il cibo ha un posto d’onore, come potente fattore sociale di contaminazione. La pratica dell’apparecchiare la tavola con pazienza e con cura, simbolo della relazione con l’altro, è stata sperimentata per anni in ambito socio-sanitario: negli appartamenti dei gruppi psichiatrici .Negli anni, questa consapevolezza ha portato alla realizzazione del progetto “La Locanda Clandestina”, con 3 ristoranti in Torino specializzati in cucina mediterranea e dove lavorano persone di etnia diversa e dove il cibo è una contaminazione di cucina mediterranea ed etnica  (una locanda è attiva presso Business School dell’Università di Torino a seguito aggiudicazione dell’appalto). Altri progetti attivati da LiDA sono:

Le voci di Ariel” coro che raggruppa rifugiati e titolari di protezione in una sinfonia di sonorità multietniche; partecipa a vari eventi cittadini

Orti sociali aperti Officina di recupero di materiali in legno e ferro.

14) Eventuali impatti già riscontrabili:

Punti di forza:

–        L’iniziativa di richiedenti asilo inseriti come volontari nella PPAA è una modalità di coinvolgimento attivo che può dare dignità agli stranieri che non hanno ancora visto definita la loro richiesta di protezione.

–        Il vero modo di integrare le persone è immergerle in un contesto di lavoro: prima le persone sono inserite in un contesto lavorativo, prima si integrano (migliorano la lingua e le soft skill). Per questo si valuta che siano garantiti i diritti base del lavoratore, ma li si lascia liberi di procurarsi dei piccoli ingaggi occasionali e precari, ma “puliti”, monitorandoli a distanza. E’ importante garantire agli immigrati un introito economico, assecondare la loro voglia di mettersi in gioco e favorire la crescita della loro autostima, che passa anche attraverso piccole esperienze di volontariato e la gig economy.

–        Il coinvolgimento del quartiere è fondamentale: i cittadini si sono resi conto che c’è stata una riduzione dei furti nella zona.

–        Alcuni utenti del servizio col tempo sono diventati parte dello staff e questo ha apportato un grande valore aggiunto perché loro conoscono i bisogni e i gusti degli utenti (“cosa mangiano gli africani?”): i cuochi assunti nelle locande La clandestina sono coloro che in passato hanno cucinato per gli ospiti del centro di accoglienza (dove sono stati accolti fino a 700 immigrati nel 2011, durante il picco di sbarchi in Italia).

–        Metodo di lavoro LIdA si basa sulla polifunzionalità (gli operatori non hanno ruoli specifici: tutti gli operatori seguono tutti gli utenti); ciò evita disparità di trattamento per l’utente, riduce i rischi di alienazione o dipendenza affettiva perché non fa passare l’idea che ci sia “un operatore specifico che possa seguire un caso specifico”.

Criticità individuate:

–        finito il progetto in cui il migrante è inserito, la cooperativa non è più titolata ad occuparsi delle persone seguite fino a quel momento, anche se non c’è ancora stato effettiva integrazione.

–        Ci sono difficoltà nel convalidare le assunzioni a causa dei ritardi delle Commissioni nel riconoscere lo status richiesto dai migranti (tempi di attesa molto lunghi)