Con un aumento annuale minimo di meno di 31mila unità rispetto all’anno precedente — pari al 4%, mentre era del 15-16% a metà dello scorso decennio e sceso via via al 10%, poi al 7%, poi al 5-6% nell’ultimo biennio rispetto all’anno scolastico precedente — nel 2012/2013 sono stati 787mila gli alunni non italiani nel sistema scolastico nazionale. L’incidenza di non italiani sul totale degli alunni è oggi mediamente del 9%: del 10% nei primi tre ordini di scuola e ancora solamente del 7% nelle secondarie di secondo grado, anche se  con molte differenze geografiche (superiore al Centro-nord rispetto al Sud) e per tipo d’istituto (superiore nei professionali e inferiore nei licei).

Le classi con oltre il 30% di stranieri sono oggi il 6%, con una punta del 13% in Emilia Romagna; ma quelle con oltre il 30% di alunni nati all’estero sono meno del 2%, con punte del 4% in Liguria e Emilia Romagna. Il 38% degli alunni non italiani è inoltre in ritardo scolastico, il quale si concretizza soprattutto fra i 10 e i 15 anni di età allorquando cresce dal 21% al 67%.

Come di consueto, le aree tra la Bassa Lombardia, il Veneto, l’Alta Toscane e il Piemonte sudorientale sono quelle a più elevate incidenze di alunni non italiani, comprese fra il 16% e il 20%: in ordine decrescente Prato, Piacenza, Mantova, Brescia, Asti, Cremona, Reggio Emilia, Modena, Parma e Alessandria, ovvero quel tessuto nazionale ad alta produttività, non metropolitana e a maggiore possibilità di integrazione e accesso abitativo familiare.

Quadro di sintesi

Sintesi La scuola multietnica