18/04/2010
Dati Orim, gli immigrati e l'alloggio
di Ufficio Stampa
L’affitto rimane la sistemazione prevalente: secondo l’ultimo rapporto Orim l’affitto interessa il 63,7% degli immigrati (il 52,4% solo o con parenti, l’11,3% con altri immigrati). Il 22,1% abita in una casa di proprietà. Il restante 14,2% si trova in sistemazioni abitative più o meno precarie: sul luogo di lavoro, ospite di familiari o amici, in centri di accoglienza, oppure in situazioni estreme (senza dimora, baracche, occupazioni abusive ecc.). Questi dati confermano il miglioramento complessivo delle condizioni abitative degli immigrati lungo questo decennio. Il trend migliorativo non deve tuttavia nascondere i molti elementi problematici. Il primo è la relativa consistenza delle sistemazioni precarie e la loro “resistenza” e permanenza nel tempo: i dati indicano per gli ultimi anni un totale di 40mila persone in situazioni di estrema marginalità, in strutture di accoglienza, in pensioni a pagamento e in situazioni simili, con una crescita lieve ma costante negli anni (35mila persone nel 2007, 39mila nel 2008, 40mila nel 2009). Un secondo elemento è l’incertezza del trend: a partire dal 2007 i dati mostrano un rallentamento nel progresso della qualità abitativa per l’immigrazione straniera. Nel 2009 per la prima volta la percentuale di immigrati che vive in abitazioni di proprietà è diminuita, sia pure di poco, riportando la quota di neo-proprietari stranieri ai valori del 2007, dopo anni in cui il mercato delle case comprate dagli immigrati ha visto salire la propria quota dall'8,5% del 2001 al record del 22,3% del 2008. Nel complesso si può parlare di un processo di “polarizzazione” nelle sistemazioni abitative degli immigrati: miglioramenti per le componenti stabili/familizzate dell’immigrazione; precarietà, in forme anche estreme, per le componenti più deboli.
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