Le elezioni nel Regno Unito: partiti, programmi e posizioni

di Luca Merotta e Marta Regalia

1 giugno 2017

1. Il dibattito politico

Le elezioni politiche in Gran Bretagna si svolgeranno l’8 giugno 2017. Il sistema elettorale maggioritario ad un turno ha garantito, per gran parte della storia britannica, governi monopartitici, favorendo così l’accountability e l’alternanza. Le “elezioni lampo” sono state indette dal Primo Ministro Theresa May in risposta alla mancanza di un consenso all’interno del parlamento britannico in seguito all’attivazione dell’Articolo 50 e al fine di garantire un governo e un parlamento legittimi per avviare le negoziazioni con l’UE[1]. I sei principali partiti, che, secondo i sondaggi, insieme raccolgono potenzialmente il 95% dei voti, sono i Conservatori (Gruppo ECR), i Laburisti (Gruppo S&D), i Liberaldemocratici (Gruppo ALDE), il Partito Indipendentista britannico (UKIP, Gruppo EFDD), il Partito Nazionalista Scozzese (SNP, Gruppo Greens/EFA) e i Verdi (Gruppo Greens/EFA).

La posizione del prossimo governo britannico non solo avrà un grande impatto sulle negoziazioni con l’UE, ma avrà anche un ruolo nella ridefinizione del panorama istituzionale dell’UE e del Regno unito. Finché l’accordo non sarà raggiunto, firmato e ratificato, il Regno unito manterrà due agenzie europee (EMA, EBA), 73 Eurodeputati (20 S&D, 21 ECR, 1 ALDE, 1 GUE-NGL, 6 Greens-EFA, 20 EFDD, 1 ENF, 3 NI) e un Commissario (Julian King, indipendente). La redistribuzione del seggi potrebbe ridefinire gli equilibri di potere all’interno del Parlamento europeo, poiché il grouppo S&D perderebbe terreno rispetto al grouppo EPP (che non include più nessun Eurodeputato britannico dopo il divorzio di Cameron e l’ingresso di quest’ultimo nel gruppo ECR). Inoltre, nonostante il Regno unito goda di alcuni opt-outs in ambito di migrazione e affari interni UE, la sua uscita dall’UE corrisponderebbe alla partenza del Commissario King, attualmente a capo dell’Unione della sicurezza, il che avrebbe importanti ripercussioni su tematiche quali la lotta al terrorismo e al traffico illegale[2].

2. I programmi elettorali

Nel programma elettorale dei Conservatori la questione migranti appare 28 volte. I Conservatori promettono che ridurranno e controlleranno l’immigrazione abbassando il “livello di immigrazione netta a decine di migliaia” (p. 48) “invece che centinaia di migliaia come abbiamo visto negli ultimi vent’anni” (p. 54), ma senza danneggiare l’economia, in quanto sono previsti “molti visti per i lavoratori dei settori strategicamente importanti, come le digital technologies, senza nulla aggiungere all’immigrazione netta totale” (p. 20). I Conservatori sono quindi aperti ai migranti qualificati, ma con un costo per datori di lavoro e famiglie: l’Immigration Skills Charge verrà raddoppiato a £2,000 l’anno per le aziende che assumono lavoratori stranieri e la soglia reddituale per le persone che intendono sponsorizzare migranti per visti familiari verrà aumentata così come l’Immigration Health Surcharge. Inoltre, dopo il referendum sulla Brexit, la Gran Bretagna dovrà gestire anche gli “euromigranti”, e cioè i cittadini dei paesi appartenenti all’UE. I Conservatori propongono di “ridurre e controllare il numero di persone che arrivano in Gran Bretagna dall’Unione Europea, pur sempre attraendo i lavoratori qualificati di cui l’economia britannica ha bisogno” (p. 55). Infine, i Conservatori propongono una politica di integrazione in una società multiculturale. Sulla questione della Brexit e delle relazioni con l’UE, i Conservatori preferiscono “una calma e ordinata uscita dall’UE” (p. 6), ma continuano “a credere che nessun accordo sia meglio di un cattivo accodo per l’UK” (p. 36). La preoccupazione principale resta il commercio: i Conservatori “vogliono negoziare una nuova profonda e speciale partnership con l’UE, che premetta il libero scambio tra la Gran Bretagna e gli stati membri dell’UK” (p. 15).

Nel proprio manifesto elettorale[3], il partito Laburista mostra una visione più aperta sia sull’immigrazione che sull’UE. Tuttavia, anche i Laburisti legano l’immigrazione a specifici bisogni del mercato del lavoro britannico, pur dichiarando che “agiremo in modo deciso per porre termine allo sfruttamento del lavoro migrante che peggiora le condizioni di lavoro e i salari dei lavoratori” (p. 28). Infatti, i Laburisti riconoscono “il contributo economico e sociale degli immigrati. Sia il settore privato che quello pubblico dipendono dagli immigrati. Non denigreremo questi lavoratori. Noi apprezziamo il loro contributo, incluse le tasse che versano” (p. 28). Inoltre, i Laburisti provano a differenziarsi dai Conservatori affermando “l’orgogliosa tradizione Britannica di onorare lo spirito del diritto internazionale e i nostri obblighi morali accogliendo la nostra giusta quota di rifugiati” (p. 29). Per ciò che concerne la questione dei cittadini europei, i Laburisti propongono di “garantire immediatamente i diritti esistenti per tutti i cittadini dell’UE che vivono in Gran Bretagna e di assicurare i medesimi diritti anche ai cittadini britannici che hanno deciso di vivere in paesi dell’UE” (p. 24). Al contrario dei Conservatori, i Laburisti pensano che “uscire dall’UE senza nessun accordo sia il peggior possibile accordo per la Gran Bretagna” (p. 24). Quindi propongono di negoziare un nuovo accordo con l’UE che metta al primo posto il lavoro e l’economia, ma di continuare a lavorare con l’UE su questioni come il cambiamento climatico, la crisi dei rifugiati e la lotta al terrorismo.

Il programma dei Liberaldemocratici[4] elenca al primo posto, nel capitolo su Giustizia ed Uguaglianza, “Perorare la causa dell’immigrazione” (p. 72). Secondo i Liberaldemocratici, “l’immigrazione è essenziale per la nostra economia e un beneficio per la nostra società. Dipendiamo dall’immigrazione per assicurarci di avere le persone di cui abbiamo bisogno per contribuire all’economia e alla società britanniche, e cioè medici, lavoratori agricoli, imprenditori, scienziati e molti altri. L’immigrazione amplia i nostri orizzonti e ci incoraggia ad essere più aperti, più tolleranti” (p. 77). I Liberaldemocratici propongono di far funzionare meglio il sistema migratorio, con stretti controlli alle frontiere; di analizzare ogni anno le carenze ed i surplus del mercato del lavoro per identificare i migranti necessari a colmare i bisogni della Gran Bretagna; di aumentare i fondi destinati ai corsi di lingua per aiutare i migranti ad integrarsi. Per quanto riguarda i rifugiati ed i richiedenti asilo, i Liberaldemocratici propongono di “offrire strade sicure e legali ai rifugiati per evitare che intraprendano viaggi pericolosi” e di “applicare il sistema di asilo in maniera equa, efficiente e umana” con procedure più veloci (p. 78). Poiché i Liberaldemocratici hanno sostenuto il ‘remain’, propongono ora un “soft Brexit”, nel quale i cittadini avranno l’ultima parola con un referendum “con l’opzione alternativa di stare nell’UE. Continuiamo a credere che non ci sia un accordo più vantaggioso per la Gran Bretagna fuori dall’UE che quello che già ha come membro dell’UE” (p. 13). Per quanto riguarda i cittadini dell’UE, i Liberaldemocratici propongono che la Gran Bretagna garantisca unilateralmente i loro diritti, semplificando le procedure per ottenere la residenza permanente e la cittadinanza Britannica, ma chiedendo gli stessi diritti per i cittadini britannici che vivono nei paesi dell’UE.

L’UKIP è il partito che ha promosso la Brexit. Quindi, le sue proposte sono dure e non ammettono compromessi o concessioni. Allo stesso tempo, anche l’immigrazione è uno dei punti chiave del programma elettorale dell’UKIP[5]. L’UKIP sostiene che l’immigrazione ha negativamente influenzato i servizi pubblici, l’housing, la coesione sociale e il mercato del lavoro abbassando i salari. Quindi, propone di ridurre “il tasso di immigrazione netto a zero, mettendo l’integrazione al primo posto dell’agenda politica” (p. 5) attraverso un nuovo sistema di visti simile a quello australiano. Per quanto riguarda i cittadini dell’UE, l’UKIP propone di concedere il diritto di stare in Gran Bretagna a tutti coloro che erano in regola prima che venisse invocato l’art. 50 (29 marzo 2017), chiedendo che lo stesso valga per i cittadini britannici residenti in Europa.

L’SNP[6], che ha sostenuto il ‘remain’, propone di mantenere la Scozia all’interno del Mercato Comune Europeo. Se ciò non fosse possibile, verrà indetto un referendum per chiedere l’indipendenza dall’UK. Per quanto riguarda l’immigrazione, l’SNP ammette che i controlli sono importanti, ma riconosce anche che gli immigrati danno un contributo significativo all’economia e alla società scozzesi. Quindi, l’SNP propone un equo sistema migratorio che risponda ai bisogni sociali ed economici della Scozia poiché l’immigrazione è essenziale per rafforzare l’economia e la cultura scozzesi. A questo fine l’SNP “spingerà perché i poteri in materia di immigrazione siano devoluti al Parlamento scozzese” (p. 17).

Il programma politico dei Verdi[7], diversamente da quello degli altri partiti, non tratta l’immigrazione e la Brexit come questioni centrali della campagna elettorale. La posizione dei Verdi sull’immigrazione è aperta al punto da ammettere “il ruolo della Gran Bretagna nel causare i flussi globali di migranti” (p. 21) e conseguentemente da promuovere un sistema di asilo e di immigrazione più umano. Per i cittadini europei, i Verdi propongono di “garantire immediatamente il loro diritto a restare in Gran Bretagna e di cercare urgentemente simili accordi reciproci per i cittadini britannici che risiedono nei paesi dell’UE” (p. 11). Per quanto riguarda la Brexit, i Verdi hanno una posizione simile ai Liberaldemocratici: propongono che siano i cittadini britannici ad avere l’ultima parola sull’accordo, compresa l’opzione di restare nell’UE.

La Figura 1 mostra le posizioni dei partiti su immigrazione e Unione europea. I valori negativi indicano posizioni negative sui rispettivi temi. L’UKIP e i Conservatori hanno atteggiamenti negativi su entrami i temi, mentre i Verdi, i Liberaldemocratici e l’SNP sono favorevoli sia all’UE che ad una più aperta politica migratoria. I Laburisti mostrano un atteggiamento positivo solo nei confronti dell’UE.

Figura 1 – Posizione dei partiti inglesi su immigrazione e Unione europea

Fonte: elaborazione degli autori sulla base dei manifesti politici dei rispettivi partiti

Comparando lo spazio riservato alle questioni immigrazione e Unione Europe da ciascun partito nel proprio programma politico, possiamo notare che non tutti i partiti riservano a tali questioni la stessa importanza. Per esempio, i Verdi non danno molto spazio a queste questioni, mentre esse sono centrali nel programma dell’UKIP.

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[1] http://www.telegraph.co.uk/news/2017/04/18/breaking-theresa-may-make-statement-downing-street-1115am1/.

[2] https://www.theguardian.com/uk-news/2017/apr/30/brexit-uk-may-have-to-recognise-ecj-court-rulings-to-keep-security-cooperation.

[3] Vedi il programma.

[4] Vedi il programma.

[5] Vedi il programma.

[6] Vedi il programma.

[7] Vedi il programma.

 

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