La risposta dell’UE all’emergenza immigrazione

Il 9 settembre la Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto di proposte legislative per far fronte alla crisi in corso. Fra le proposte avanzate dalla Commissione, che dovranno essere approvate dai rappresentanti degli Stati membri e (dove richiesto) dal Parlamento europeo, vi sono:

  • Un meccanismo di emergenza che prevede il ricollocamento di 120.000 richiedenti asilo dai tre paesi più esposti ai flussi migratori – Italia, Grecia e Ungheria – negli altri stati membri della UE. Questa iniziativa fa seguito ad una precedente proposta legislativa, presentata dalla Commissione nel maggio scorso, che prevede il ricollocamento di 40.000 richiedenti asilo da Italia e Grecia. I richiedenti asilo saranno distribuiti sulla base di una chiave di distribuzione vincolante che tiene conto dei seguenti criteri: popolazione, prodotto interno lordo, media delle domande di asilo ricevute in passato e tasso di disoccupazione. La proposta prevede inoltre la possibilità di attivare una clausola di solidarietà temporanea: in altri termini, quegli stati membri che non sono nella condizione – per motivi oggettivi e fondati – di prendere parte nella ricollocazione dovranno versare un contributo finanziario pari allo 0.002% del loro prodotto interno lordo. Sommando le due proposte della Commissione, il totale dei richiedenti asilo che dovrebbero essere oggetto di ricollocamento nei prossimi due anni è quindi pari a 160.000.

  • Un sistema di redistribuzione permanente dei richiedenti asilo da attivare in caso di crisi determinata dall’afflusso massiccio di migranti nel territorio di uno Stato membro. Questo sistema, a differenza della proposta precedentemente descritta che ha carattere provvisorio ed è limitato a soli tre stati membri (Italia, Grecia e Ungheria), introduce un meccanismo di solidarietà permanente esteso a tutti gli stati membri. I criteri per determinare lo stato di crisi in uno stato membro proposti dalla Commissione includono la crescita nel numero di richiedenti asilo pro capite nei sei mesi precedenti l’attivazione del meccanismo e il numero di ingressi irregolari sempre in relazione agli ultimi sei mesi. Anche in questo caso si applica la clausola di solidarietà temporanea descritta al punto precedente.

  • L’introduzione di una lista comune europea di “paesi di origine sicuri”. I cittadini provenienti dai paesi ritenuti sicuri saranno sottoposti a procedure più rapide per la valutazione delle domande di asilo e rimpatriati più velocemente nei paesi di origine. La Commissione propone di includere nella lista i seguenti paesi: Albania,. Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Serbia e Turchia. Ad avviso della Commissione, tali paesi sono da considerarsi sicuri in quanto sottoscrittori dei principali trattati internazionali concernenti la protezione dei diritti umani e (ad eccezione del Kosovo) candidati per l’ingresso nella UE, quindi in linea con i criteri di Copenaghen riguardo al rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto.

  • La creazione di un Fondo fiduciario di 1.8 miliardi di euro finalizzato ad affrontare le cause alla base dei flussi migratori provenienti dall’Africa. In particolare, il Fondo verrà utilizzato per migliorare la governance dei flussi migratori nei paesi di origine e transito, attraverso: iniziative volte a rafforzare il framework per la protezione dei diritti umani; la creazione di nuovi canali di ingresso regolare nella UE; il rafforzamento del sistema di controllo delle frontiere esterne; e l’introduzione di più efficaci procedure di rimpatrio dei migranti irregolari. Il fondo è rivolto in particolare alle regioni del Nord Africa, Sahel, Lago di Chad e Corno d’Africa.

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