Come è cambiata la nostra scuola

Come è cambiata la scuola negli ultimi vent’anni

I rapporti ministeriali sugli alunni con cittadinanza non italiana (cni), pubblicati periodicamente negli ultimi venti anni, documentano che la presenza straniera nella scuola italiana è cresciuta rapidamente e in modo esponenziale soprattutto nell’ultimo decennio. Basti pensare che se nell’a.s. 1992/93 erano poco più di 30mila, lo 0,3% del totale, nell’anno scolastico 2013/14 sono 802.785, ovvero il 9% della popolazione scolastica complessiva, 16.155 in più rispetto all’a.s precedente (secondo i dati resi disponibili dal MIUR il 27/10/2014) in cui erano 786.630. In pochi anni l’Italia è arrivata ai livelli di presenze dei paesi con più antiche tradizioni di immigrazione: senza il contributo degli stranieri, il numero degli iscritti nelle scuole italiane avrebbe subito un ridimensionamento nel corso degli ultimi due decenni. Dal 2008/09 a oggi, tuttavia, c’è stato un rallentamento nella crescita e ciò evidenzia il passaggio dell’Italia a una fase di maggiore stabilizzazione dei flussi migratori nella scuola. Questo fa presupporre che la popolazione scolastica potrebbe ridursi significativamente nel prossimo futuro.

La distribuzione degli stranieri nei diversi cicli scolastici rispecchia sempre più quella della popolazione scolastica complessiva. Tra il 1992/93 e il 2013/14 gli iscritti stranieri che sono cresciuti di più in valori assoluti si trovano nelle scuole primarie (passando da 15.025 a 283.233, con un’incidenza del 10%), seguono le secondarie di secondo grado passate da 4.090 a 182.181 alunni stranieri, con un’incidenza del 6,8%), e di primo grado passando da 6.320 a 169.780, con un’incidenza del 9,6%) e infine delle scuole dell’infanzia passando da 6.202 a 167.591, con un’incidenza del 10,1%). L’analisi della distribuzione percentuale degli studenti stranieri nei diversi livelli scolastici nell’ultimo ventennio evidenzia due importanti trasformazioni: da un lato si è assistito alla relativa perdita di rilevanza degli stranieri nella scuola primaria, che accoglieva nel 1992/93 il 47,4% del totale degli alunni stranieri e 35,3% nel 2013/14; dall’altro, si è osservata la forte espansione di questo gruppo nelle scuole secondarie di secondo grado (13,1% nel 1992/93 e 22,7% del 2013/14), in seguito al crescere delle seconde generazioni all’interno del sistema scolastico italiano, oltre che dall’arrivo di preadolescenti e adolescenti per ricongiungimento familiare. Dal 2012/13 la distribuzione degli alunni stranieri rispecchia maggiormente quella della popolazione scolastica complessiva: più numerosa nei corsi quinquennali (primarie e secondarie di secondo grado), minore nei tre anni delle secondarie di primo grado e nelle scuole dell’infanzia. Ciò testimonia che l’Italia sta passando a un ciclo migratorio più maturo e stabile, sempre più simile nella distribuzione delle presenze agli alunni italiani.

L’incremento delle presenze è dovuto sempre più agli alunni stranieri nati in Italia. Se nel primo decennio l’aumento degli stranieri era dovuto principalmente all’ingresso nelle scuole di minori nati all’estero, più di recente la crescita è legata all’ampliamento del gruppo di alunni nati in Italia da genitori immigrati. Dalla prima rilevazione di questo dato (2007/08), gli alunni stranieri nati in Italia si sono più che raddoppiati passando da 199.119 unità dell’a.s. 2007/08 a 415.182 unità del 2013/14, anno in cui rappresentano la maggioranza degli alunni stranieri (il 51,7% del totale). Essi esprimono bisogni ed esigenze educative differenziati rispetto alle prime generazioni e richiedono nuove risposte a livello didattico, oltre a riproporre il nodo della concessione della cittadinanza ai figli di immigrati che nascono, crescono e studiano in Italia. Il gruppo che è cresciuto di più è quello della scuola primaria (+92.894 arrivando a 182.315 alunni nell’a.s. 2013/2014, il 64,4% dei bimbi stranieri che frequentano questo ordine di scuola) e poi dell’infanzia (+61.626, arrivando a 140.739 l’84% degli iscritti stranieri). In parallelo, diminuiscono gli alunni stranieri nati all’estero: dall’a.s. 2007/08 al 2013/14 si sono dimezzati, arrivando a rappresentare il 4,9% degli alunni con cittadinanza non italiana, cioè 30.825 allievi.

Provengono da 196 paesi diversi. L’estrema diversificazione delle provenienze è da sempre un aspetto distintivo degli stranieri nel sistema scolastico italiano: sono presenti 196 cittadinanze, che hanno fatto parlare del “mondo a scuola”. Questo aspetto ha creato notevoli complicazioni nella gestione della pluralità delle differenze linguistiche e culturali. Le cittadinanze più numerose, dal 2007/08, sono sempre le stesse: Romania (154.605 studenti stranieri, +150mila dal 1995/96), Albania (107.862, +100mila), Marocco (101.167, +93mila), Cina (39.204, +36mila).

Il rendimento scolastico migliora. Si mantiene nel tempo una disparità di risultati tra italiani e stranieri, con gli stranieri che hanno un minore successo scolastico nei diversi ordini di scuole, soprattutto nelle secondarie di secondo grado. Tuttavia, nel periodo considerato (2002/03 – 2012/13), la differenza tra stranieri e italiani nei tassi di promozione si è assottigliata: in un decennio è passata (pur sempre a sfavore degli stranieri) nelle scuole primarie dal –4,3% al –1,9%, nella scuola secondaria di primo grado da –8,6% a –6,1%, nella secondaria di secondo grado da –13,1% a –10,8%. Anche gli alunni stranieri in ritardo scolastico sono progressivamente diminuiti, anche se il problema ancora sussiste: nell’a.s. 2013/14 è in ritardo quasi la metà degli alunni stranieri nelle scuole secondarie di primo grado (il 41,5%) e addirittura i tre quinti degli studenti delle secondarie di secondo grado (il 65,1%). Questo fenomeno, non imputabile solo alle ripetenze, sembra dipendere dalla retrocessione in classi inferiori al momento del primo inserimento di nati all’estero, alle carriere irregolari delle prime generazioni e ai problemi del passaggio da un sistema scolastico a un altro. Una situazione che dovrebbe migliorare grazie all’aumento degli alunni di seconda generazione che frequentano le scuole italiane a partire dall’infanzia.

Preferiscono ancora gli istituti tecnici e professionali, ma aumentano gli studenti stranieri nei licei. Nel 2013/14, dei 182.181 studenti delle secondarie di secondo grado, 69.062 (il 37,9% del totale degli stranieri che frequentano questo livello scolastico) è iscritto a istituti professionali e 70.220 a istituti tecnici (il 38,5%), il restante 23,6% frequenta un liceo. Nell’ultimo decennio si segnala un cambiamento nelle iscrizioni degli studenti stranieri: si sono ridotte quelle negli istituti professionali passando dal 42,6% del 2002/03 al 37,9% del 2013/14, sono aumentate quelle negli istituti tecnici passati dal 35,5% del 2002/03 al 38,5% del 2013/14 (che per la prima volta hanno in questo a.s. hanno sorpassato gli Istituti professionali) e nei licei, passati dal 21,9% al  23,6%. Gli stranieri di prima generazione sono più presenti negli istituti professionali, mentre gli studenti di seconda generazione si indirizzano maggiormente verso istituti tecnici e licei. La canalizzazione nella filiera tecnico-professionale dell’istruzione, tuttavia, permane e può essere interpretata come indicatore di rischio nei percorsi di apprendimento: il tasso di bocciatura e i rischi di abbandono scolastico sono più elevati negli istituti professionali, mentre il livello degli apprendimenti (cfr. Oecd Pisa) è più basso in questo tipo di scuole.

Scuole con alunni stranieri. Dal 2002/03 a oggi (a.s. 2013/14) si è dimezzato il numero di scuole che non accolgono cni, passando dal 43% del 2002/03 al 20,4% del 2013/14, ed è molto cresciuto il gruppo di scuole con presenze di stranieri inferiori al 30% (dal 56,9% del 2002/03 al 74,5% del 2013/14). Nel corso del decennio poi, in  particolare dal 2006/07, sono emerse scuole con percentuali di stranieri superiori al 30% (gruppo che attualmente si attesta al 4,9% del totale delle scuole). Poiché in queste scuole e classi con alte percentuali di stranieri, le ricerche hanno segnalato una prevalenza di alunni di status di socio-economico basso, la sfida per le politiche è di incoraggiare non solo la mescolanza etnica, ma anche quella socio-economica.

Immigrazione “specchio” della scuola. Il 19 febbraio 2014 il Miur ha emanato le “nuove linee guida per l’accoglienza e l’integrazione degli alunni stranieri”, in cui gli alunni con cittadinanza non italiana sono riconosciuti come un’opportunità di cambiamento per l’intera scuola. In realtà, i giovani di origine immigrata soffrono di una specifica vulnerabilità scolastica, soprattutto se di prima generazione, segnalandosi per performance peggiori rispetto agli autoctoni, maggiori probabilità di abbandono precoce del percorso di istruzione/formazione, più elevati rischi di divenire Neet (Not in Education, Employment or Training): essi rappresentano una nuova fascia debole, a rischio di insuccesso scolastico, assimilabile ai soggetti di status basso.  In questo senso l’immigrazione si può considerare uno “specchio” dei punti critici del nostro sistema scolastico, in cui si annida il rischio di non garantire pari opportunità a tutti gli studenti svantaggiati, siano essi italiani o stranieri.

Per altri dati consulta anche I numeri dell’immigrazione

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