Vent’annni di immigrazione in Italia

Vent’anni di immigrazione in Italia

Nel corso di  vent’anni si riscontra in Italia una crescita dei nuclei familiari passati da 235mila del 1991 ai quasi 2 milioni di oggi.  Di conseguenza sono aumentati anche i minori: se all’inizio degli anni Novanta, questi erano poco più di 100mila, nel 2013 sfiorano quota 1 milione  (995mila), la maggior parte dei quali nati in Italia. Da questi dati quindi si evince che mentre in passato l’immigrazione era spesso fondata su un progetto a breve termine, negli ultimi 20 anni essa è diventata stanziale. Oggi infatti la principale ragione di ingresso nel nostro Paese avviene per ricongiungimento familiare e non per lavoro: tra il 1993 e il 2013 si registra una crescita di permessi di soggiorno per motivi di famiglia pari al 1.328%, mentre per quelli di lavoro l’incremento è stato “solo” del 488%. Nel corso degli ultimi vent’anni è cambiata anche la scacchiera delle provenienze: se infatti fino ai primi anni Novanta si rilevava la prevalenza dei marocchini e nel 2003 quella degli albanesi, nel 2007 la nazionalità più numerosa è quella rumena. Negli ultimi vent’anni con la presenza degli immigrati il mercato del lavoro italiano è diventato irreversibilmente multietnico: se nel 1991 infatti si registravano solo 209.220 lavoratori stranieri regolari, nel 2013 si è passati a 2.356.000. A colpire è soprattutto il fatto che, anche negli anni più bui della recessione, gli occupati stranieri hanno continuato a crescere, dando corpo a quello strano binomio di un’immigrazione che cresce nonostante la stagnazione. Dal punto di vista scolastico, poi, in questo ventennio l’Italia è passata a un ciclo migratorio più maturo e stabile, sempre più simile, nella distribuzione delle presenze, agli alunni italiani: è calata infatti la percentuale di alunni di origine immigrata nella scuola primaria (che è passata dal 47,4% del 1992/93 al 35,3% nel 2013/14), è aumentata quella nelle scuole secondarie di secondo grado (passata dal 13,1% del 1992/93, al 22,7% del 2013/14): la distribuzione degli alunni stranieri rispecchia oggi maggiormente quella della popolazione scolastica complessiva, più numerosa nei corsi quinquennali (primarie e secondarie di secondo grado), minore nei tre anni delle secondarie di primo grado e nelle scuole dell’infanzia.

Per maggiori approfondimenti consulta il Ventesimo rapporto sulle migrazioni: 1994-2014. FrancoAngeli, Milano a cura della Fondazione Ismu

Le presenze straniere in Italia dal 1974 al 2013

L’Ismu ha cercato di ricostruire la serie storica delle presenze straniere in Italia negli ultimi 40 anni. Se nel 1974 si contano 200mila stranieri, nel 1979 si passa a 300mila, nel 1986 si raggiunge già il mezzo milione di presenze. Il numero di un milione di stranieri si stima sia stato invece superato nel 1995, quota che raddoppia già nel 2000, fino ad arrivare ai tre milioni nel 2005. I quattro milioni sono stati infine raggiunti nel 2008 e l’ultimo dato indica 4,9 milioni di stranieri presenti in Italia a inizio 2013.
Da una decisa prevalenza femminile fino ai primi anni Ottanta, si è passati a una maggioranza maschile a fine secolo scorso. E dopo un breve periodo d’equilibrio, nel 2013 si è arrivati a una nuova leggera prevalenza femminile (del 53%, contro il 47% di maschi).

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